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Diniego del rinnovo permesso di soggiorno per motivi familiari – D. Lgs 286/98

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Cosa fare in caso di diniego rinnovo permesso di soggiorno per motivi familiari.


 

leo

Leonardo Andriulo Avvocato  esperto in immigrazione

Prendendo spunto da una vicenda che ha interessato una nostra assistita – diniego istanza di rinnovo permesso di soggiorno per motivi familiari.

 Scrivo questo post per meglio chiarire cosa prevede il D. Lgs 286/98 (testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) e per indicare cosa verificare prima di cadere nello sconforto.

Premetto che il caso è ancora aperto e che aggiornerò l’articolo mano mano che seguiranno le attività difensive.

Come sempre, data la vastità dell’argomento (diniego rinnovo permesso di soggiorno per motivi familiari) e la casistica che riguarda tali vertenze, non si ha la presunzione di una esaustiva e completa trattazione dell’argomento. 

Cercherò di fissare dei punti saldi per avere un primo riscontro che potrebbero ben adattarsi al caso di Vostro interesse.

  Tuttavia, vi  invito a contattare un esperto, o se vorrete, a contattare il nostro studio per assistervi nella vicenda. Saremo ben felici di essere al Vostro fianco nei casi di  diniego rinnovo istanza di permesso di soggiorno per motivi familiari.


Questi i fatti del caso

  1. Una cittadina Brasiliana, sposata da tempo con un Italiano (quasi 5 anni) presenta nei termini (60 gg) istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari, precedentemente ottenuto;
  2. La Questura effettua nell’arco di quasi sei mesi un singolo accesso presso la residenza della straniera al fine di verificare la permanenza sul territorio italiano. Nella circostanza gli agenti non trovano la straniera, trasferitasi momentaneamente in altro luogo per motivi personali;
  3. La cittadina Brasiliana, dopo molti mesi dalla venuta degli agenti, riceve una raccomandata con la quale si preavvisa il rigetto della istanza di  rinnovo permesso di soggiorno per motivi familiari. Quest’ultima si reca in Questura per capire il perchè del rigetto ed eventualmente giustificare la propria assenza al momento della venuta degli agenti.
  4. Ne segue, purtroppo, l’emissione di un provvedimento del Questore di rigetto della istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari.
  5. L’ufficio, nel provvedimento però, omette del tutto di indicare quale è il reale motivo. Riportando genericamente la normativa di riferimento, senza però specificità della violazione contestata.

IL QUESITO:

“E’ LEGITTIMO, SULLA BASE DEI RILIEVI DEL CASO, IL PROVVEDIMENTO DI DINIEGO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO PER MOTIVI FAMILIA“? SOMMESSAMENTE NO! Spieghiamo il perchè.


COSA DISPONGONO LE NORME?

 Prima di specificare i motivi per si  ritiene l’illegittimità del provvedimento è necessario fare, seppur sinteticamente, un richiamo alle norme applicabili al caso di specie:

Art. 5, comma 5, T.U. Immigrazione – permesso di soggiorno;

 Il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 22, comma 9, e sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio e che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili.

Art. 13, comma 3, T.U. Immigrazione – espulsione amministrativa;

3. L’espulsione e’ disposta in ogni caso con decreto motivato.

Art. 19, comma 2, T.U. Immigrazione – divieto di espulsione e respingimento;

2. Non e’ consentita l’espulsione, salvo che nei casi previsti dall’articolo 13, comma 1, nei confronti:
a) degli stranieri minori di anni diciotto, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulsi;
b) degli stranieri in possesso della carta di soggiorno, salvo il disposto dell’articolo 9;
c) degli stranieri conviventi con parenti entro il quarto grado o con il coniuge, di nazionalita’ italiana;
d) delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono.

Art. 30, comma 1 bis, T.U. Immigrazione – permesso di soggiorno per motivi familiari

Il permesso di soggiorno nei casi di cui al comma 1, lettera b), è immediatamente revocato qualora sia accertato che al matrimonio non è seguita l’effettiva convivenza salvo che dal matrimonio sia nata prole. La richiesta di rilascio o di rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero di cui al comma 1, lettera a), è rigettata e il permesso di soggiorno è revocato se è accertato che il matrimonio o l’adozione hanno avuto luogo allo scopo esclusivo di permettere all’interessato di soggiornare nel territorio dello Stato”.


COSA E’ STATO CONTESTATO NEL RICORSO PRESENTATO PRESSO IL TRIBUNALE MONOCRATICO – SEZIONE SPECIALIZZATA IMMIGRAZIONE?

I requisiti che si necessitano per il rinnovo del permesso di soggiorno per fini familiari, sono fondamentalmente contenuti nell’art. 5, ed in particolare nel comma 5 del testo unico sull’immigrazione. 

In particolare, uno degli elementi che verificano gli agenti accertatori è l’effettiva convivenza dei coniugi nonchè la fondatezza del matrimonio. Questo perchè spesso, purtroppo, i matrimoni tra stranieri sono fittizi e finalizzati all’esclusivo mercimonio dell’ottenimento della cittadinanza italiana.

Fermo restando, l’assoluta motivazione in termini fattuali del provvedimento della Questura, richiamando gli elementi del caso  trattato, è saltato subito agli occhi che la verifica fatta dagli agenti non poteva e non può ritenersi valida per una declaratoria di diniego.

“La cittadina brasiliana, pur non essendo presente al momento della verifica, NON HA VIOLATO ALCUNA NORMA“. Ed invero, la verifica fatta dagli agenti NON E’ QUALIFICABILE come reale verifica della convivenza. Al massimo, si è verificato una sporadica assenza dalla residenza.

 Ebbene, nel caso di specie non vi è stato accertamento della mancata convivenza effettiva dei due coniugi, ma vi è stata (CON BUONA PROBABILITA’) solo difficoltà nel reperire la cliente.

 C’è da premettere che l’assistita avendo ottenuto la residenza presso la casa coniugale, ha dimostrato già precedentemente la propria presenza e la convivenza con il marito. Un conto è, infatti, avere difficoltà in sede di indagini di NON TROVARE “sistematicamente”solo uno o tutti e due i coniugi presso l’indirizzo indicato. Altro caso è invece una convivenza inesistente.

 Si ritiene, alla luce delle risultanze delle indagini condotte, che le stesse non valgono ad integrare gli estremi dell’accertamento. Non sono cioè idonee a dare quella certezza richiesta dalla legge per escludere la convivenza dei coniugi.

 La legge, infatti, non pone una presumptio iuris di finzione del matrimonio in caso di mancato accertamento della convivenza ma, richiede al contrario, un accertamento di segno opposto e, cioè, che sia accertata la non convivenza e la fittizietà del matrimonio.

Sicchè, in caso di dubbio, certamente non può concludersi in senso negativo come ha fatto il Questore.

Quest’ultimo che avrebbe dovuto, invece, disporre almeno qualche altro accesso presso l’abitazione a distanza di qualche tempo ed in orario diverso da quello in cui si è svolto il primo controllo.

  L’assenza della istante, quand’anche, farebbe dedurre solo la sua non presenza (più o meno momentanea) presso l’indirizzo indicato, non può far dedurre che i coniugi abbiano simulato il matrimonio e che non convivano effettivamente.

Tutte le su esposte carenze procedimentali e, cioè, mancanza di ulteriori accertamenti, errori di fatto ed approssimazione nelle verifiche svolte hanno condotto ad un provvedimento di diniego del permesso di soggiorno nei confronti di una coppia di coniugi che non solo convive ma è anche fortemente coesa dall’affectio maritalis.

Rammentiamo comunque che essendo sposata con cittadino italiano scatta in automatico il divieto di espulsione.

A breve le novità sul caso.


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Riconoscimento rapido della cittadinanza italiana.

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Abstract: riconoscimento rapido della cittadinanza italiana.


 Per chi si stesse accingendo o avesse in animo di ottenere il riconoscimento rapido della cittadinanza italiana anticipiamo, senza voler scoraggiare nessuno, che è un percorso ad ostacoli. La situazione si complica qualora si scegliesse il fai da te senza assistenza tecnica di un avvocato o ad un esperto in materia.

Grazie al nostro team di esperti abbiamo fatto un approfondito studio della normativa. Quello che ne è risultato è che esistono vie alternative alla procedura stabilita dal Ministero, c.d. via amministrativa. Procedure più rapide e snelle per il riconoscimento rapido della cittadinanza italiana.

Abbiamo deciso di qui sintetizzare, sperando di far cosa gradita, quelle che riteniamo siano le modalità più veloci per il riconoscimento della cittadinanza italiana.

Cercheremo di utilizzare, anche in questo articolo, un linguaggio accessibile a tutti e con degli esempi pratici  di far meglio comprendere le problematiche del caso e quanto previsto dalla normativa. Speriamo anche in questo caso che i nostri sforzi possano tornare utili.


Se la nonna era cittadina italiana?

 Un problema abbastanza sofferto è stato il riconoscimento della cittadinanza italiana dal lato materno. Infatti, al principio la cittadinanza italiana fino all’entrata in vigore della Costituzione italiana (1948) si trasmetteva esclusivamente per via paterna.
Quindi se, per esempio, l’avo emigrato avesse generato una figlia, che a sua volta avesse contratto matrimonio con un cittadino di un altro paese
prima del 1948 (Brasile, Argentina, Stati Uniti, Canada, Australia), i suoi discendenti, purtroppo, non sarebbero stati riconosciuti cittadini italiani. Avvenne però, che proprio nel 1948 con la Costituzione italiana si sancì, tramite l’art. 3, l’uguaglianza di tutti i cittadini italiani nei confronti della legge, attribuendo di conseguenze  alle donne gli stessi diritti degli uomini.  Da qui un lungo percorso giurisprudenziale che ha fatto soffrire tanto. Fino a quando la Corte di Cassazione a Sezioni Unite nel 2009 proprio in virtù di tale principio costituzionale ha stabilito che

 

deve essere riconosciuto il diritto allo “status” di cittadino italiano al richiedente nato all’estero da figlio di donna italiana, 

coniugata con cittadino straniero che nel vigore della L. 555 del 1912 (nel punto dichiarata incostituzionale) che sia stata privata della 

cittadinanza italiana in seguito a matrimonio”. 

 

 Come dire giustizia è stata fatta! In conseguenza di ciò è possibile ricostruire la discendenza della cittadinanza da parte della
madre per via giudiziale, anche prima del 1948
.
 
In questo caso è necessario il ricorso al Tribunale ordinario civile di Roma.  


Riconoscimento giudiziale della
cittadinanza italiana.
La soluzione!

 Solitamente per avviare le pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana è necessario recarsi all’Ambasciata italiana o Consolato italiano del paese di residenza (per i residenti all’estero), ovvero presso gli uffici del Comune italiano di residenza. In entrambi i casi è necessario produrre i documenti per dimostrare che il proprio avo ha generato discendenza, mentre era ancora cittadino italiano. 

Quest’ultimo requisito è imprescindibile. Infatti, qualora vi fosse stata la naturalizzazione ci potrebbero essere dei problemi nella procedura.

 Questo iter burocratico si dimostra spesso farraginoso, lungo e devastante. Basti pensare che a marzo del 2016 si lavoravano le domande di undici anni prima. Purtroppo le comunicazioni tra Enti dello Stato italiano non sempre sono idilliaci. La situazione dal 2016 ad oggi è la medesima.

Stessa sorte si riscontrano in caso di presentazione della domanda presso i Comuni di residenza in Italia. Noi dell’Anp Legal abbiamo studiato una soluzione che diminuisce l’attesa e di molto. Non facciamo mistero perché siamo dell’avviso che la condivisione del sapere non può che giovare. 

Per evitare la eccessiva burocrazia è possibile intraprendere la VIA GIUDIZIALE per il riconoscimento della cittadinanza italiana. Il tribunale giudizialmente competente è il Tribunale Civile di Roma.


Presupposti per il riconoscimento giudiziale della
cittadinanza italiana.

 

Come detto, riteniamo che la soluzione più rapida per ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana è quella della via giudiziale. Tuttavia ci sono dei pre-requisiti affinché si possa procedere al deposito della domanda. Qui di seguito una breve elencazione.

  1. Quando si può dimostrare che in base al numero di domanda che il Consolato è arrivato a trattare per avere riconosciuta la cittadinanza, si dovrebbero ancora attendere molto più di 2 anni.
  2.  Quando si può dimostrare che il consolato non ha accolto la domanda per l’inserimento in lista d’attesa. 

 E’ evidente che, come avevamo anticipato, l’assistenza tecnica è necessaria ai fini di un corretto rispetto di tutta la normativa. Diciamo questo per evitare frustrazioni. Non perché non si possa far da soli. Ma perché, purtroppo, chi non è pratico si deve barcamenare su interpretazioni e prassi ostiche.


Hai presentato la domanda di riconoscimento ormai da tempo senza avere risposte. La soluzione è il Tar.

Qualora si sia già avviato il procedimento amministrativo da tempo e non si è avuta risposta alla domanda presentata si può ancora sperare. La soluzione, anche in questo caso come già anticipato nel titolo del presente paragrafo, è la via giudiziale amministrativa.

Si agisce infatti davanti al Tribunale Amministrativo Regionale  Lazio per la tutela dell’interesse legittimo, per la violazione del termine dei 2 anni dalla presentazione della domanda o per illegittimo rifiuto.

I nostri esperti faranno una valutazione e forniranno un parere in ordine al rischio/beneficio. Sappiamo che i costi giudiziari siano più alti rispetto al fai da te. Sprecare tempo non piace a nessuno.

Inoltre il nostro studio è in grado di offrire assistenza completa. Preparare tutta la documentazione utile al riconoscimento. Recuperare dai comuni italiani. Asseverare e tradurre i certificati anagrafici indispensabili al riconoscimento della cittadinanza italiana. Insomma un servizio chiavi in mano.

Per ogni ulteriore info scrivere a DESK@ANPLEGAL.EU oppure telefonicamente +39.392.91.68.449 (ANCHE CON WHATSAPP ).