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Quanto costa una causa di nullità del matrimonio religioso? Meno di quanto si pensi.

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abstract: I costi di un giudizio innanzi alla giurisdizione Ecclesiastica per ottenere una sentenza di nullità del proprio matrimonio.

Spesso ci si interroga sui costi delle cause di nullità del matrimonio religioso e, navigando sul web o chiedendo sommarie informazioni a conoscenti ed amici, ci si imbatte in informazioni sconcertanti e manifestamente prive di fondamento.

Molte volte, anzi quasi sempre, i clienti che si apprestano ad intraprendere una causa di nullità del matrimonio innanzi ai Tribunali Ecclesiastici sono intimoriti (ingiustamente) da queste “leggende metropolitane“. Costi che spaventano, e non poco, tanto che più di qualcuno desiste prima di iniziare a chiedere aiuto. Ma è tutto diverso!

La situazione, invece, è diametralmente opposta. Rispetto ad un giudizio civile di media difficoltà, una causa “di nullità”, non ha grandi differenze. Naturalmente comprendo benissimo che ci possono essere situazioni particolari e che ogni caso è a se stante. Tuttavia e questo è un dato di fatto, le tariffe non sono proibitive. 


Quanto costa realmente una causa di nullità del matrimonio religioso?

I costi per introdurre una causa di nullità presso un Tribunale Ecclesiastico non sono, anche nella tipologia, diversi dalle cause civili.

Detti costi  sono chiari e prestabiliti e possono essere così suddivisi:

  • € 525,00 come contributo alle spese processuali, da versare contestualmente al deposito della richiesta per la dichiarazione di nullità;
  • Onorario dell’avvocato che è compreso tra € 1.575,00 e € 2.992,00.

Non sono, quindi, previste, ulteriori spese a carico del cliente se non quelle accessorie (Iva e cap) spettanti per legge nei confronti dell’avvocato ed eventualmente i costi di una perizia medica. Di norma dette spese (quelle mediche) non superano le mille euro salvo casi gravi ed eccezionali.

Anche nel processo canonico è previsto il gratuito patrocinio.

A conti fatti, insomma, per poter avere “giustizia” i costi sono abbastanza contenuti.

Quali sono i vantaggi dalla dichiarazione di nullità del proprio matrimonio?

I vantaggi di una sentenza favorevole sono di diversa natura.

In primis la possibilità di potersi risposare in Chiesa. In aggiunta a ciò, qualora intervenga la delibazione (riconoscimento da parte dello Stato Italiano della nullità religiosa del matrimonio) la possibilità di non sottostare agli accordi di natura economica sottoscritti in caso di separazione.

Se hai dubbi o necessiti di un consulto scrivi a ilaria.parisi@anplegal.eu

Oppure telefonicamente (anche con whatsapp) 320 2837545

Niente addebito se l’allontanamento dal tetto coniugale è per giusta causa.

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abstract: cosa bisogna provare per non avere l’addebito. Cosa fare se l’ex coniuge contesta l’allontanamento dal tetto coniugale?

Avvocato Rotale Ilaria Parisi

Ci risiamo, con l’ordinanza numero 25966, emanata l0 scorso Dicembre 2016 la Suprema Corte ha ribadito un principio già noto nelle aule di giustizia dal 2011.
Il caso, risolto, riguarda la richiesta di addebito mosso da un marito PER ABBANDONO DEL TETTO CONIUGALE. C
ondannato al pagamento di un assegno di 400,00 euro mensili, resisteva in Cassazione IMPUGNANDO il provvedimento.

Il principio riconfermato, riguarda l’onere della prova dell’allontanamento. Nello specifico cosa e chi deve provare perchè sussista (o no) l’esistenza della violazione degli obblighi tra coniugi (art. 143 c.c.). Ma sopratutto quali sono le cause giustificative dell’allontanamento?

Anche in questo caso mi preme evidenziare come ogni crisi familiare abbia le sue sfumature. Necessariamente dovrà procedersi all’analisi di quei fatti che possono essere portati all’attenzione della magistratura che, a seconda della tesi da difendere, possono portare ad un addebito o meno. Buona lettura.


Cosa bisogna provare per non avere l’addebito? 

  Il giudizio, in verità non unico nel suo genere, riguarda forse la stragrande maggioranza dei casi di separazione. La crisi coniugale spesso costringe uno dei due coniugi ad allontanarsi dal tetto coniugale. Ma quali i rimedi per non cadere vittima della situazione? E cosa, di contro, bisogna provare da ambo le parti? Su chi grava l’onere della prova. Di solito per principio generale, chi avanza una richiesta deve provarla. Non è così in caso di richiesta di addebito per abbandono del tetto coniugale.
Infatti, nella ordinanza di cui si discute la Suprema Corte ha ribadito il principio dell’inversione dell’onere della prova.

“Diversa peraltro è la situazione, nella specie dedotta, dell’allontanamento del coniuge dalla casa coniugale, che, se non assistito da una giusta causa, costituisce violazione dell’obbligo di convivenza: viene meno in tal senso da parte del richiedente l’obbligo di provare il rapporto di causalità tra la violazione e l’intollerabilità della convivenza; sarà l’altra parte a dover provare la giusta causa dell’allontanamento che potrebbe consistere in un comportamento negativo del coniuge o magari in un accordo tra i due coniugi per dare vita, almeno temporaneamente, ad una separazione di fatto, in attesa di una successiva formalizzazione” – così ordinanza numero 25966/16

    Riassumendo quanto statuito dai Supremi Giudici. E’ a carico di chi si allontana provare la “giustificazione” del perchè ha abbandonato il tetto coniugale. Principio dell’inversione dell’onere della prova. Vi è da dire che l’addebito è escluso qualora vi sia “giusta” causa.

Per fare degli esempi pratici di giusta causa. L’impossibilità alla convivenza per le continue liti e conflitti. Oppure perchè così è stato concordemente stabilito civilmente tra i coniugi (in forma scritta).
Di contro, invece, in caso di ingiustificato motivo ne seguirà l’addebito con ogni conseguenza sul piano “economico/risarcitorio”.
 

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Per un consulto on line : via email scrivi a PostMaster@Anplegal.Eu .

Oppure chiama (anche con whatsapp) al 392.91.68.449

 

Assegno di mantenimento: la revoca, la rivalutazione e il mancato versamento . Gioie e dolori.

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Abstract: chiarimenti sull’assegno di mantenimento: la revoca, la rivalutazione e il mancato versamento. Cosa si può fare?


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Ilaria Parisi Avvocato Rotale

Sempre più l’assegno di mantenimento diventa crocevia nei matrimoni falliti. Capita così che, dopo aver ottenuto la separazione, inizino le rivendicazioni. Chi chiede la rivalutazione dell’assegno di mantenimento in aumento, chi in diminuzione. Chi invece vorrebbe liberarsi del “balzello” chiedendo la revoca dell’assegno di mantenimento ed infine c’è chi non lo riceve affatto e pretende (giustamente) di ricevere quanto statuito.

Esiste una soluzione per tutti? Non è un argomento facile, sopratutto per i coinvolgimenti sul piano emotivo e psicologico. Si immagini il coniuge debole che si ritrova a dover affrontare spese, spesso per i figli, senza avere un centesimo in tasca. Dall’altro lato, però, capita e non di rado, che il coniuge che eroga le somme è costretto a continuare a versare anche se l’ex apparentemente non ha reddito.

Cercherò con questo post di tracciare le linee guida dell’argomento rimandandoVi ad un colloquio più diretto per capire e suggerire la migliore soluzione caso per caso.


L’assegno di mantenimento – a cosa serve e chi lo versa?

    Il Legislatore, nelle previsioni normative riguardanti la scissione della famiglia, si è preoccupato di tutelare il c.d. coniuge più debole. Colui/Colei che non ha mezzi idonei di sostentamento. Presupposto a base della misura, dunque, è l’oggettiva necessità del beneficiario il quale deve risultare privo dei mezzi di sostentamento. Deve essere, altresì, impossibilitato a mutare tale condizione (ad esempio l’incapacità fisica per poter lavorare).

Cosa valuta un giudice per l’attribuzione dell’assegno di mantenimento?

In fase di separazione giudiziale, o negoziata, si dovrà necessariamente tenere conto delle condizioni dei coniugi. Delle ragioni che hanno portato la coppia al divorzio. Sopratutto del reale contributo che ognuno dei due ha apportato a livello economico e personale nella formazione e conduzione familiare. Altro elemento non trascurabile è la durata del vincolo matrimoniale. In buona sostanza, la valutazione non si fermerà ai soli aspetti materiali e dovrà considerare la sfera delle legittime aspettative maturate durante la vita matrimoniale.


Cosa bisogna considerare per determinare l’assegno di mantenimento?

CONTENZIOSO    Una giurisprudenza di recente formazione statuisce come ai fini della determinazione del tenore di vita, al quale va ragguagliato l’assegno di divorzio, si deve avere riguardo agli incrementi delle condizioni patrimoniali del coniuge obbligato che costituiscano naturale e prevedibile sviluppo dell’attività svolta durante il matrimonio” (Cassazione Civile, sentenza n. 3914 del 12 Marzo 2012).

   In parole più semplici, per il calcolo dell’assegno si deve considerare quello che sarebbe stato lo sviluppo economico familiare e le aspettative che i coniugi, o in questo caso il coniuge più debole, aveva della propria vita futura.


Ci sono tutele particolari in caso di mancato pagamento dell’assegno di mantenimento?

 download L’assegno di mantenimento gode di particolari garanzie proprio per la sua particolare utilità. Nell’ordinamento è consentito porre in essere attività di tutela e garanzia del pagamento (il sequestro di beni). E’ altresì consentita la possibilità di richiedere la rivalutazione del valore dell’assegno. Ciò è fattibile ogni qual volta vi sia un rilevante mutamento nella situazione patrimoniale di uno degli ex coniugi. “La sopravvenuta riduzione del reddito di lavoro dell’obbligato” (Cassazione Civile, sentenza n. 5378 dell’11 Marzo 2006).

Viene meno, invece, la obbligatorietà di versamento quando vi è la celebrazione di nuove nozze. La cessazione di versare le somme a titolo di mantenimento è immediata. Infatti, non vi è alcuna necessità di provvedimento giudiziario e decorre dalla data delle nuove nozze.


La perdita dell’assegno di mantenimento – quando?

download-1Le ragioni che portano alla perdita/revoca dell’assegno di mantenimento sono abbastanza logiche e normate. Infatti, questo avviene quanto vi è l’addebito nella separazione. Si vuole ricordare che ai sensi e per gli effetti dell’art. 156 c.c.: “Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri”.

  • L’addebito

    Tuttavia in caso di addebito vi è la revoca del mantenimento, infatti, ex art. 151, 2 comma c.c., “il giudice può addebitare la separazione ad uno dei coniugi, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio, purché si tratti di violazioni tali “da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole” (violazioni di diritti della personalità del coniuge; violazione degli obblighi di fedeltà, coabitazione, assistenza e collaborazione, ecc.)

  • Variazioni di reddito ed assegno di mantenimento.

Il diritto del coniuge economicamente debole a ricevere l’assegno di mantenimento è fondato, appunto, sul fatto che lo stesso non abbia i mezzi necessari (leggasi redditi) per mantenere un analogo tenore di vita a quello goduto durante il matrimonio. Ebbene, nel momento in cui detta situazione muta, viene meno anche il diritto a percepire il mantenimento. Bisogna evidenziare che le regalie familiari, così come le donazioni, non possono essere giustificative della revoca.

Come dimostrare le variazioni di reddito? 

Tuttavia, al fine di dimostrare una variazione delle capacità reddituali, possono prendersi in considerazione non solo le entrate, ma anche altro. Come ha avuto modo di chiarire la Cassazione (24667/13), possono essere utilizzate le uscite come indicatori del reddito del coniuge. La revoca può altresì essere richiesta qualora il coniuge erediti una “proprietà o comproprietà” di un immobile. Deve essere, quindi, una eredità che permetta di assicurargli un miglioramento economico. Che porti cioè ad un tenore di vita analogo a quello avuto durante il matrimonio (così Cass. 932/2014, Cass. 18367/2006).

  • Effetti delle nuove nozze sull’assegno di mantenimento.

   Lo avevo già accennato prima, le nuove nozze portano alla revoca dell’assegno di mantenimento. La costituzione di una nuova famiglia, di fatto, modifica la obbligatorietà del mantenimento. E’ pacifico, infatti, che il ricevente l’assegno se decide di risposarsi perde il suo diritto. Ciò è espressione di una libera scelta. Anche la mera convivenza ha gli stessi effetti. Naturalmente deve trattarsi di una convivenza che deve avere i caratteri di una relazione stabile, duratura e regolare.

  • Morte del coniuge obbligato al versamento.

La morte del coniuge che versa l’assegno di mantenimento porta alla estinzione dell’obbligo. Tuttavia, l’avente diritto può pretendere una quota dell’eredità proporzionale alla somma percepita con l’assegno di mantenimento.  Il calcolo verrà fatto sulla base del quantum ricevuto sino al momento della morte dell’ex coniuge. Scattano altresì diritti sulla pensione di reversibilità salvo che non si sia ricevuto l’assegno di mantenimento in unica soluzione.

  • Rinuncia all’assegno di mantenimento.

Il coniuge che percepisce l’assegno di mantenimento può rinunciare all’assegno. Naturalmente, in seguito, qualora cambi la situazione può sempre richiedere la revisione della decisione precedentemente assunta dal Tribunale. Non è possibile rinunciare all’assegno quando questo, ai sensi e per gli effetti dell’art.  443 c.c., sia versato a titolo alimentare in quanto trattasi di diritto indisponibile.

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Motivi validi per ottenere la nullità del matrimonio religioso

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Abstract: scopo di questo articolo è fornire le informazioni base per poter chiedere la nullità del matrimonio religioso. 


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Avvocato Rotale Ilaria Parisi.

La domanda che spesso mi viene posta è: “quali possono essere i motivi per una dichiarazione di nullità del proprio matrimonio religioso”? 

Per comprendere bene quelli che sono riconosciuti dal diritto della Chiesa come Motivi di Nullità, bisogna partire dal presupposto che il matrimonio è, prima di tutto, un contratto che viene elevato a dignità di Sacramento.

 In quanto contratto, deve contenere quelli che sono gli attributi specifici di un contratto (pensiamo ad un contratto di acquisto), tra i quali le c.d. clausoleEbbene, anche il matrimonio religioso ha le sue clausole che, spesso, vengono sottovalutate pertanto disattese.

Prima di tutto occorre considerare le FINALITA‘ del matrimonio religioso, che sono il bene dei coniugi e la procreazione della prole.

Poi occorre considerare le PROPRIETÀ‘ di tale vincolo, che sono l’unità (contraria alla infedeltà) e l’indissolubilità (ci si unisce in matrimonio PER SEMPRE). 

Se al momento della sottoscrizione di tale contratto uno dei due nubendi (od entrambi), in maniera deliberata e decisa intende non osservare una delle clausole appena espresse, dunque quel matrimonio è NULLO.

sacra-rotaCosì, ad esempio, se un soggetto celebrasse il matrimonio con la ferma intenzione di NON volere figli da quel matrimonio, quel contratto-sacramento sarebbe NULLO, in quanto contrario alle finalità stesse del matrimonio.

Allo stesso modo, se un soggetto volesse unirsi in matrimonio con la ferma intenzione di ricorrere al DIVORZIO qualora la vita matrimoniale dovesse andare male (in presenza di forti dubbi sul buon esito del matrimonio), allora quell’unione sarebbe NULLA, in quanto contraria alla INDISSOLUBILITÀ’ del matrimonio.

Questi costituiscono solo alcuni esempi a scopo esplicativo, tuttavia bisogna considerare anche quelle circostanze personali, sopratutto psichiche, che impediscono la comprensione del Matrimonio e l’assunzione di tutti gli obblighi che ne derivano.

Tante volte ci imbattiamo in matrimoni dichiarati nulli a causa dei gravi disturbi psichici di uno dei coniugi, oppure a causa della violenza ma anche delle dipendenze, quali alcolismo, ludopatia e tossicodipendenza, che impediscono un sereno svolgimento della vita matrimoniale.

PER ULTERIORI ARTICOLI www.matrimonionullo.itwww.avvocatorotaleparisi.it

DILLO AD UN AMICO – BASTA UN CLICK.

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Fine di un matrimonio? Soluzioni al giorno d’oggi.

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A cura dell’Avvocato Rotale – Ilaria Parisi

La coppia, da sempre cellula della nostra società, a causa del crescente svilimento dei valori fondanti (fedeltà, rispetto, sacrificio, condivisione, capacità di comprensione) si ritrova a fare i conti con la sua dissoluzione.

La lacerazione porta inesorabilmente a conflitti interpersonali che spesso le parti non riescono a risolvere tra di loro. Ciò richiede l’intervento di un terzo, un Giudice per lo più. Ed invero, fino a poco tempo fa, la via maestra per la cessazione degli effetti civili del matrimonio era un percorso ben definito che vedeva in una prima fase la separazione (consensuale o giudiziale) della coppia, per poi giungere a distanza di tempo (3 anni) alla dichiarazione di divorzio.

Le regole sono cambiate!


    Oggi, il Legislatore anche sull’onda di pressanti richieste da parte della società civile, gli alti costi da sopportare ma, sopratutto i lunghi tempi giudiziari, ha creato un set di norme che consentono a particolari condizioni, la possibilità di poter affrontare lo scioglimento della coppia mediante diversi strumenti.

    Infatti, con il D.L. 132/2014 convertito in legge con modifiche il 10 novembre 2014 dalla Legge 162, in una logica di rielaborazione del processo civile, con la specifica finalità di riduzione dell’arretrato giudiziario, la coppia che consensualmente vuole separarsi o divorziare non dovrà necessariamente rivolgersi al giudice, ma avrà la possibilità di scegliere sostanzialmente tre vie:

A) Presentare un ricorso congiunto al Tribunale;
B) Utilizzare un percorso di negoziazione assistita da avvocati (art. 6, D.L. 132/2014);
C) Concludere un accordo presso l’ufficio dello Stato Civile, in presenza di determinate condizioni (art. 12).

    Come è facilmente intuibile, dunque, lo scopo principale della novella è quello di consentire alla coppia di trovare una soluzione di separazione personale, cessazione degli effetti civili del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o divorzio, senza necessariamente rivolgersi all’autorità giudiziaria. Nuova importanza è data al ruolo di negoziatore all’avvocato, dall’altra, in presenza di situazioni che non riguardino soggetti deboli da tutelare, come ad esempio i figli minori, coinvolgendo direttamente l’Ufficio Comunale.

I COSTI.


    In base allo strumento scelto, naturalmente, i costi variano.  Ad esempio sono abbastanza contenuti nel caso di conclusione di accordo innanzi all’Ufficiale di Stato Civile, si parla di poche decine di euro ma, ciò è possibile, solo in presenza di alcune particolari condizioni (vi sia accordo tra i coniugi, non vi siano figli minori o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti; l’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale produttivi di effetti traslativi di diritti reali su un determinato bene. L’accordo può contenere invece pattuizioni aventi per oggetto l’assegno periodico (assegno di mantenimento e divorzile). Non può contenere, per il solo divorzio, la previsione della corresponsione, in un’unica soluzione dell’assegno periodico di divorzio (c.d. liquidazione una tantum).

    Quando si sceglie la separazione/divorzio innanzi al Tribunale o mediante negoziazione assistita, le cose cambiano. Di rilievo è il grado di litigiosità esistente nella coppia o ex coniugi. In caso di procedimento innanzi al Tribunale, oltre alla spese di giustizia, quantificate alla data di redazione del presente post in euro 43 (nel caso di separazione consensuale) bisognerà aggiungere la parcella del legale che varia.

    I nostri onorari sono concordati e oscillano mediamente tra un minimo di 1.500,00 € (oltre accessori di legge), ed un massimo di 2.500,00 € (oltre accessori di legge) per la negoziazione assistita. Come detto dipende dal grado di conflitto esistente che richiederà un maggiore impegno nei casi in cui i coniugi dovessero mantenere un atteggiamento c.d. muro contro muro.
Mentre per una procedura innanzi al Tribunale si va da un minimo di 2.000,00  € (oltre accessori di legge) ad un massimo di 3.500,00 € (oltre accessori di legge). Anche in questo caso la differenza la farà la reale situazione e la tipologia di procedura. Nel primo caso si procederà alla presentazione di un ricorso per separazione consensuale mentre nel secondo sarà di tipo giudiziario. La tariffa sarà SEMPRE E COMUNQUE preventivamente concordata E MESSA PER ISCRITTO. Offriamo la possibilità di dilazionare detti importi.


IL NOSTRO MODO.


    Da oltre 10 anni ci occupiamo di questi casi. Abbiamo strutturato un modello di gestione dei conflitti di coppia che ha permesso al 70% dei nostri clienti di utilizzare la formula della separazione consensuale e da qualche anno la negoziazione assistita senza dispendio di tempo e sopratutto malessere fisico e psicologico. Il nostro modo di gestire i conflitti familiari è basato sul dialogo e mediazione familiare. Tecniche collaudate che permettono di ricominciare un percorso di civile dialogo, specie quando ci sono figli minori.

“Ci siamo infatti accorti che è importante considerare che i conflitti coniugali spesso sorgono dalla incapacità di dialogo ed incomprensioni. Trascinare, se non per fondati motivi, il proprio coniuge in Tribunale per una guerra come quella vista nel film la guerra dei Roses, non è il massimo. Spesso accade che sbollita la rabbia, rimane molta tristezza nell’animo umano. E per questo che suggeriamo sempre in prima battuta un approccio soft”.

    Abbiamo strutturato, quindi, le nostre routine interne nel pieno rispetto delle regole dettate dal Legislatore, che è stato attento a ben scandire il percorso che i coniugi dovranno seguire per giungere alla definizione del loro rapporto.

UN PERCORSO PRE-STABILITO.


    Quattro semplici passaggi per spiegare quanto verrà fatto per raggiungere la definizione (pacifica) del rapporto di coppia. Non è mai facile quando oltre alla delusione amorosa entrano in ballo tutti gli aspetti della vita relazionale di un essere umano. Lo sappiamo bene. Per questo, al fine di dare un valido supporto abbiamo racchiuso tutto in 4 passaggi:


PASSO NUMERO UNO:

     E’ nostra prassi, dunque, dopo un primo incontro/consulto, fornire un ventaglio di scenari possibili per prevenire le altrui richieste e permetterti di decidere sapendo dei risvolti tecnici nelle diverse ipotesi. Spesso il sentito dire, il consiglio dell’amico, non è solutorio della personale vicenda familiare. Per questo dedichiamo molta attenzione in questa fase, ponendo domande e sopratutto ascoltando le risposte che il più delle volte indicano la via maestra per la soluzione.

 

PASSO NUMERO DUE:

    Procederemo ad inviare alla controparte (coniuge o ex coniuge in caso di divorzio breve) un formale invito a stipulare un accordo. Quest’ultima ha 30 giorni di tempo per manifestare il proprio consenso alla adesione all’invito. Il più delle volte la risposta arriva dal collega di controparte che viene subito contattato dai nostri esperti (avvocati, mediatori familiari) e con cui si inizia a tessere un rapporto improntato alla lealtà e correttezza.

PASSO NUMERO TRE:

A seguito della manifestazione dell’accordo per giungere alla separazione, si procede a negoziare sia frontalmente tra le parti, nonché tra avvocati come sopra detto. Si giunge così alla redazione di un accordo con le condizioni di separazione E LO SI SOTTOSCRIVE. Già in questa fase la separazione produce i propri effetti. In caso di separazione, ad esempio, si può lasciare il tetto coniugale o avere diritto al mantenimento. Tuttavia, il suddetto documento deve passare al vaglio della Procura della Repubblica di riferimento, la quale dopo aver verificato la validità e correttezza delle condizioni stabilite dalle parti in armonia con l’ordinamento, rilascia un parere di NULLA OSTA.

PASSO NUMERO QUATTRO:

La fase finale della separazione mediante negoziazione assistita, vuole la trascrizione della separazione allo stato civile. Anche questa fase viene in parte curata dall’Avvocato incaricato. Stesso iter per il divorzio che naturalmente porterà alla cessazione degli effetti civili del matrimonio.

I NOSTRI RISULTATI MEDI


    Nel 90% dei casi, da quando è attiva la negoziazione assistita mediante gli avvocati, siamo riusciti a concludere e sottoscrivere l’accordo di separazione nel termine di 70/80 giorni. Il costo medio dei nostri onorari è stato di circa 1.800,00 € (oltre accessori di legge)  e i nostri assistiti mantengono TUTTI buoni rapporti di civile rispetto con gli ex!

    Per ogni dubbio ed ulteriori informazioni contatta il nostro team di esperti in diritto di famiglia/separazioni e divorzi.


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