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Prescizione contributi Inps e rimborso versamenti illegittimamente incassati.

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abstract: L’inps deve rimborsare i versamenti illegittimamente incassati … se prescritti.


    Avv. Leonardo Andriulo

Torno a scrivere sulla questione della prescrizione dei contributi previdenziali perché ad oggi in pochi sanno quello che è successo nel novembre 2016.

Finalmente la Cassazione, con la sentenza nr. 23397/2016 ha sdoganato quanto da sempre sostengo nei miei atti difensivi:

in assenza di impugnazione della cartella esattoriali la prescrizione non è ordinaria (10 anni) ma, rimane quinquennale (5 anni). Se ti interessa l’argomento clicca qui

    Ma la Cassazione ha detto di più, molto di più. Infatti la seconda parte della sentenza ha una portata a dir poco esplosiva. Ho immaginato la faccia che hanno fatto i responsabili di Equitalia quando hanno realizzato cosa è successo.

    Una sentenza che sicuramente metterà ulteriormente i colleghi che assistono l’Agente della riscossione sotto pressione. Infatti, pur non avendo doti divinatorie non è difficile prevedere un aumento del contenzioso previdenziale. 

   I risultati di queste nuove battaglie, salvo complicazioni, sarà quasi sicuramente con esito favorevole per noi altri che stiamo da questo lato della barricata a difendere i contribuenti e le aziende.


Alla prescrizione segue il rimborso.

   Come ho scritto nel titolo di questo post è stato riconosciuto un diritto inviolabile del contribuente. La Cassazione (A SEZIONI UNITE) questa volta è totalmente favorevole al debitore di Equitalia. Ma cosa ha detto il Supremo Giudice?

    E’ stato stabilito, con buona pace degli italiani, che il meccanismo della prescrizione è irrinunciabile. Come a dire: può ritornare il diluvio universale ma il principio rimane ora e per sempre. Giusto per farvi comprendere la dimensione della statuizione posso dirvi che, neanche se spontaneamente si volesse regolarizzare la posizione debitoria versando i contributi non pagati, vi è la possibilità di farlo.

Infatti, leggendo la sentenza:

…Tale ultima disposizione ha altresì reiterato, estendendone l’applicabilità a tutte le assicurazioni obbligatorie, il principio – di ordine pubblico e caratteristico di questo tipo di prescrizione – della “irrinunciabilità della prescrizione”, secondo cui “non è ammessa la possibilità di effettuare versamenti, a regolarizzazione di contributi arretrati, dopo che rispetto ai contributi stessi sia intervenuta la prescrizione” (già previsto dal secondo comma dell’art. 55 del r.d.l. 1827 del 1935 cit.).


Cosa succede se ho una rateizzazione in corso?

Mai, come in questo caso, sono felice di dare la risposta che segue. Stante la irrinunciabilità del diritto, anche le rateizzazioni in corso vengono investite dall’argomento.

Come dicevo prima la questione è di particolare rilevanza. 

Vi è, infatti, la possibilità non solo di sospendere il versamento ma addirittura di richiedere il rimborso di quanto già versato. Si proprio così!!!

Questi sono i passaggi della Cassazione nella sentenza 23397/2016:

Quanto all’impossibilità di effettuare i versamenti dopo il decorso del termine prescrizionale, la nuova norma ha specificato che le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria sono soggette a prescrizione e “non possono essere versate” dopo il decorso del relativo termine.

La parte della sentenza numero 23397/2016 più “dirompente” è questo ulteriore passaggio

Pertanto, dopo lo spirare di tale termine, l’Ente di previdenza non solo non può procedere all’azione coattiva rivolta al recupero delle omissioni, ma è tenuto a restituire d’ufficio il pagamento del debito prescritto effettuato anche spontaneamente, in deroga alla disposizione contenuta nell’art. 2940 cod. civ., secondo cui: “Non è ammessa la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto”.

Ma non solo. Vorrei tranquillizzare anche coloro che hanno subito un fermo amministrativo, un pignoramento mobiliare o un pignoramento immobiliare. Anche in detti casi le attività esecutive di riscossione devono cessare all’istante.

Ora, conoscendo bene il mio avversario, stento a credere che spontaneamente si metterà a chiamarvi e rimborsarvi d’ufficio le somme illegittimamente incassate. Sicuramente ci vorrà una spintarella – a voler usare termini ironici.


Cosa bisogna fare ?

In primo luogo recarsi presso gli uffici di Equitalia e chiedere il proprio estratto di ruolo storico. Dove cioè ci sono tutte le cartelle esattoriali a voi intestate. Anche quelle già totalmente saldate.

Successivamente, con l’aiuto di un esperto, si dovrà verificare se le somme previdenziali, sono prescritte.

Se il riscontro sarà positivo bisognerà comunicare ad Equitalia l’intervenuta prescrizione e richiedere la c.d. “pulizia del ruolo“.

Nel caso in cui, successivamente alla prescrizione, abbiate provveduto a regolarizzare e/o rateizzare il debito previdenziale, dovrete comunicare ad Equitalia l’intervenuta prescrizione e chiedere il rimborso delle somme illegittimamente versate.

Chiaro è che in caso di diniego da parte di Equitalia ne conseguirà una causa per ingiusto arricchimento (se avete versato delle somme non dovute). 


 Forniamo assistenza per la verifica dei ruoli e gestione rimborsi.

Per info e costi la@anplegal.eu oppure telefonicamente 392.91.68.449 (anche con whatsapp).

 

Pignoramento di Equitalia presso terzi ex art. 72 bis D.p.R. 602/73.

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Abstract: Pignoramento presso terzi (ex art. 72 bis D.P.R. 602/73) sulle provvigioni maturate dall’agente di commercio. Pignoramento basato su cartelle esattoriali e/o su intimazioni di pagamento. Accolta istanza di sospensione. Competenza funzionale del Giudice dell’esecuzione.

La fase più soddisfacente della vita di un avvocato è il poter raccontare le proprie battaglie legali, specie quelle al cardiopalma, impossibili.

Un mio carissimo amico – agente di commercio – ricevette nel 2012 un atto di pignoramento presso terzi da parte di Equitalia.

Con questo atto gli venivano di fatto pignorate in maniera totalitaria tutte le provvigioni maturate e quelle maturande.

Lo sconforto e la frustrazione nel vedere l’unica fonte di reddito, di fatto azzerata, lo misero in una brutta situazione. Mutuo, figli e moglie a carico. Ma non tutto era perduto. Qualcosa si poteva fare. Così fù!!!


Cosa contestammo… in breve?

Il modus operandi di Equitalia era ed è illegittimo. Mi domandò il mio amico “Qual’è l’importo pignorabile da Equitalia sulle provvigioni maturate“? Il rapporto di agenzia soggiace alle stesse regole  degli stipendiati e dei pensionati.

Quindi le provvigioni possono essere pignorate nella misura massima di 1/5. Ma non fu solo questa eccezione che portò ad un risultato favorevole. Grazie alla spiegata opposizione, il mio amico continuò a lavorare in serenità. Il Giudice ordinario accolse la richiesta di sospensione dell’esecuzione. Le provvigioni, TUTTE, furono incassate nell’attesa del giudizio di merito. 


Storia di un processo vinto! I FATTI.

In data 31 Ottobre 2012, l’agente della riscossione notificava alla società XXXX atto di pignoramento dei crediti verso terzi – art. 72 bis D.P.R. 602/73 (VALORE 122.930,92) al fine di pignorare le somme di spettanza del Sig. XXXXX per le quali il diritto alla percezione da parte di quest’ultimo era maturato anteriormente alla data della notifica oltre alle restanti somme alle rispettive scadenze.

Le varie cartelle notificate nel tempo non venivano messe prontamente in esecuzione.  Così, precedentemente, per poter riattivare l’esecuzione, l’agente della riscossione notificava in data 13 settembre 2012 diversi atti di intimazione di pagamento.

Avverso l’atto di pignoramento presso terzi (EX ART. 72 BIS D.P.R.), si proponeva opposizione ai sensi dell’art. 57 D.p.R. 602/73.  All’interno dell’atto veniva, altresì, inoltrata istanza di sospensione dell’esecutività del pignoramento. Il Giudice adito fissava l’udienza per la comparizione delle parti. 


Una strategia processuale che ha dato i suoi frutti.

Fondamentale è stato creare un “terremoto” per far vacillare quanto oggi è dato per scontato. All’epoca non era ancora intervenuta la sentenza della Suprema Corte a Sezioni Unite 23397/2016 (sulla prescrizione quinquennale ).

Il quadro normativo, sebbene chiaro, era stato inquinato da sentenze discordanti della Cassazione. Tuttavia riuscimmo a spuntarla.

Riporto gli estratti del verbale d’udienza con un esito TOTALMENTE FAVOREVOLE PER IL MIO AMICO
***
Per il Sig. XXXXX è presente l’Avvocato Leonardo Andriulo del foro di Taranto il quale preliminarmente impugna e contesta quanto ex adverso prodotto ed articolato sia in linea di fatto che in punto di diritto. Si da atto altresì della presenza dello stesso opponente all’odierna udienza lo stesso sua sponte impugna, contesta e disconosce altresì tutta la documentazione prodotta ed in particolare l’allegato nr. 3 estratti di ruolo ed avvisi di accertamento.


1) Per prima cosa abbiamo messo in discussione il titolo esecutivo.

In primis si vuole evidenziare che le intimazioni di pagamento “tutte”, poste a base dell’atto di pignoramento presso terzi, sono state tutte oggetto di opposizione innanzi alla Commissione Tributaria di Brindisi.  Come risulta dalle note di deposito mostrate al Giudice. Si premette dunque, come l’atto di pignoramento risulti emesso e fondato su titoli non definitivi.


2) Successivamente abbiamo evidenziato che pignorare il 100% delle provvigioni porta alla povertà. COSA ILLEGITTIMA anche per Equitalia.

Qualora ciò non dovesse essere di per se sufficiente per ottenere la richiesta sospensiva, si vuole rappresentare all’Ill.mo Giudicante quanto segue:
è doveroso osservare che la ricostruzione effettuata da controparte riguardante altri rapporti commerciali “in essere” da cui il Sig. XXXXX trae le sue sostanze per vivere è del tutto priva di realtà e avvalora ulteriormente la dannosità dell’azione intrapresa in suo danno. Ricostruzione fatta a tavolino senza alcun riscontro.
Posto che non esistono altri rapporti, come anche evidenziano le fatture relative ai rapporti commerciali intrattenuti dal Sig. XXXXX per gli anni 2011 e 2012, si rileva che se ci fossero state queste ulteriori fonti di reddito, sarebbero, anzi sono state ULTERIORMENTE pignorate da XXXXX.

Un passaggio fondamentale che abbiamo evidenziato!

Ancor di più ad horas si confermano quegli elementi utili per l’ottenimento della sospensiva. Sul fumus boni iuris (mancanza della validità del titolo). Sul periculum in mora (le somme pignorate non consentono di percepire reddito). L’opponente è stato privato di tutto il reddito o (bontà altrui) dei redditi per sostenere la sua di persona e di coloro i quali convivono con lo stesso: moglie e tre figli.


3) La competenza del giudice dell’esecuzione anche in presenza di tributi e sanzioni.

L’atto di pignoramento affonda le sue radici sia nelle cartelle esattoriali che nelle intimazioni di pagamento. Inoltre la conseguente azione esecutiva è stata avviata sia per tributi che per sanzioni. Ed è per questo che si ritiene ammissibile la proponibilità dell’opposizione mediante l’art. 57 Dpr 602/73 e la competenza del Giudice del Tribunale di Modugno anche in base all’art. 26 c.p.c..

Una sentenza molto utile quando ancora non era intervenuta la sentenza 8618/2015 a Sezioni Unite.  Per l’esecuzione (anche tributaria) è competente il Giudice Ordinario.
Si vuole qui richiamare quanto già è stato affrontato nel merito dal Tribunale di Bari con la sentenza nr. 24/2010. Il Giudice Monocratico dott. A. Bianchi … ha così statuito: “in primo luogo deve osservarsi che l’azione esecutiva è stata avviata sia per la riscossione di tributi sia per la riscossione di sanzioni amministrative è pertanto ammissibile l’opposizione presentata dalla L. (parte opponente) in quanto l’art. 57 del D.P.R. 602/73, come motivato dal D.Lg. 46/99, invocato dall’opposta, prevede l’inammissibilità dell’opposizione all’esecuzione esclusivamente in relazione ai crediti tributari. L’eccezione di inammissibilità è dunque priva di fondamento”.


4) Altro passo importante per la decisione provvisoria e definitiva. Il disconoscimento della documentazione.

Si rappresenta inoltre che la documentazione disconosciuta è stata prodotta in copia e, come già richiesto, se ne doveva dare prova con l’originale. Al giudice stabilire in merito anche al fatto che molte ricevute di ritorno non sono riferibili a XXXX (Creditore/Procedente).


5) La prova delle impugnazioni del titolo esecutivo.

L’Avv. L. A. ad integrazione di quanto innanzi e vista la sollevata eccezione circa la mancata prova dell’effettiva impugnazione degli avvisi/ intimazione di pagamento. Deposita altresì numero 40 ricevute di deposito rilasciate dalla commissione tributaria di Brindisi.
Inoltre ci si oppone alla richiesta avanzata da controparte relativa alla produzione documentale in originale. Stante il dettato normativo la opposta aveva un termine perentorio per depositare gli atti a corredo della propria difesa. Ci si rimette alla decisione dell’Illustrissimo Giudicante.
Si insiste per la concessione della sospensione.


LA DECISIONE DEL MAGISTRATO 

IL GIUDICE

rilevata la sua competenza sulla decisione del ricorso, posto che l’atto di pignoramento attiene sia a tributi che a sanzioni;
rilevata la copiosa documentazione afferente la impugnazione delle intimazioni di pagamento;
rilevata altresì la pendenza innanzi alla commissione tributaria di Brindisi dei ricorsi avverso le stesse;
valutata altresì ad oggi l’esistenza delle cartelle presupposto dell’atto di pignoramento presso terzi e la risalenza di alcune di esse ad epoca remota,
talché si intravede l’esigenza della tutela del diritto alla difesa dell’opponente
P.Q.M.

Il Giudice sospende l’atto impugnato e rilevata la regolare notifica del terzo pignorato ne dichiara la contumacia. Rinvia l’udienza del 2 luglio 2013 per la prima udienza di comparizione nel merito.


La nullità del fermo amministrativo in caso di unico veicolo familiare.

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Abstract: In questo post analizzerò uno dei casi più diffusi di fermo amministrativo: quello del veicolo utilizzato per la propria mobilità e per l’attività lavorativa. 


Avvocato Leonardo Andriulo

       Avv. Leonardo Andriulo

Negli ultimi periodi non si fa altro che parlare di Equitalia e delle sue famigerate attività di riscossione mediante (anche) fermo amministrativo o c.d. ganasce fiscali. Lo strumento permette all’Agente della riscossione di “bloccare” i veicoli in presenza di somme da recuperare mediante i ruoli. Ma è sempre possibile questa attività? Andiamo con ordine.

Giova premettere che per “veicolo” voglio qui intendere non solo le autovetture, ma tutti quei mezzi di trasporto a motore e registrati – quali motociclette, scooter, tre ruote, etc etc, – che comunemente vengono utilizzati per la mobilità. Inoltre, la casistica riguarda coniugi con unico veicolo, coniugi con due veicoli in separazione dei beni, coniugi che, pur avendo due veicoli, necessitano del proprio per recarsi al lavoro, portatori di handicap e loro familiari, persone non coniugate che vivono da sole o conviventi. Praticamente tutti.

Quali gli effetti del fermo amministrativo sul veicolo?

Spesso mi viene chiesto se “un veicolo sottoposto a fermo amministrativo può circolare”? 

     E’ importante sapere che il veicolo sottoposto a fermo  NON PUO’ CIRCOLARE. Infatti, se fermati dalle forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili Urbani), si rischia una sanzione amministrativa ed il pagamento di un importo tra un minimo di 731 euro ed un massimo di 2.928 euro.

Inoltre un veicolo sottoposto a fermo amministrativo non può essere rottamato.
In aggiunta a tutto ciò, di fatto, non può essere venduto. Infatti, pur potendo trasferire la proprietà, il nuovo acquirente rimarrebbe con un veicolo sottoposto a limitazioni. 

   Ad oggi non si contano quante autovetture vengono sottoposte quotidianamente alla procedure di fermo amministrativo. E molte, purtroppo, sono già quelle che  risultano essere sotto la morsa del provvedimento. Si è certi che lo strumento continuerà a mietere vittime.

Pertanto faccio notare che ogni fermo ha una propria storia. Quindi il mio invito è di rappresentarci la vostra personale situazione in modo da poter suggerire la soluzione al caso. 


Definizione giuridica del fermo amministrativo e del preavviso di fermo amministrativo.

   Il fermo amministrativo, dopo una non confusionaria giurisprudenza contraddittoria della stessa Suprema Corte, ha trovato un definitivo inquadramento. La recente ordinanza della Cassazione a Sez. Unite n.15354 del 22/07/2015  ha chiarito, si spera una volta per tutte, che:

il fermo amministrativo non ha natura di atto esecutivo, ma afflittivo e pertanto contro di esso l’opposizione va proposta dinanzi l’autorità giudiziaria ordinaria, e secondo la ordinaria ripartizione di competenze per materia e per valore”. Si tratta, specifica la Corte, “di un’azione per l’accertamento negativo”.

     Detto inquadramento trova le proprie radici nella non superabilità dell’art. 491 c.p.c. in base al quale l’esecuzione forzata inizia con il pignoramento. La Corte, quindi, spiega che “l’istituto non è un atto dell’esecuzione, ma afflittivo”. Esso cioè ha lo scopo di fare pressione sul debitore, al fine di indurlo a pagare il dovuto.


Un caso diffuso per cui si può chiedere  la nullità del fermo amministrativo.

Da quanto sino a qui detto, si intuisce che la misura ha lo scopo di pressare e indurre al pagamento il dovuto.
Vediamo, ora, uno delle ipotesi, già risolte, dove non è difficile avere una dichiarazione di nullità e/o illegittimità del fermo amministrativo. Il caso che più di frequente capita, nella pratica quotidiana, è quello in cui l’unico veicolo familiare viene sottoposto a fermo amministrativo (preavviso di fermo).

Ebbene, in un momento di grande difficoltà economica, il perdere la disponibilità dell’unico mezzo di locomozione/movimento, non è il massimo. Detta situazione, per fortuna, è stata valutata in senso favorevole dalla giurisprudenza, riconoscendo una tutela in più al proprietario del veicolo.

    Si cita in particolare un dispositivo della Commissione Tributaria di Milano del 03 Aprile 2014. Il provvedimento, il più significativo del genere, che ha riscontrato  una grande adesione da  parte di altri giuridici di merito (giudici di pace in primis)

Quando il fermo amministrativo iscritto dalla società di riscossione, abbia ad oggetto un veicolo che viene adoperato dal contribuente per recarsi a lavoro e, quest’ultimo non abbia altri mezzi di locomozione,  l’autovettura oggetto del provvedimento amministrativo deve essere considerata, a tutti gli effetti, bene strumentale e indispensabile per lo svolgimento dell’attività lavorativa”.

    Pertanto “il veicolo NON può essere sottoposto a fermo amministrativo“. E’ il caso di evidenziare che è stato mutuato un principio già riconosciuto ai beni strumentali delle società. In definitiva quando il veicolo necessita per il sostentamento umano vi è maggior tutela rispetto ad un diritto di credito.

Hai un problema di fermo amministrativo?
Scrivici ora su whatsapp 3929168449.


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Confermata la prescrizione breve per i contributi (INPS) previdenziali, Entrate dello Stato (IVA, IRPEF, ICI, IMU, SANZIONI AMMINISTRATIVE), tributarie ed extratributarie

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Abstract: finalmente è stato CHIARITO che la cartella esattoriale, sebbene non impugnata nel temine di legge, non consente l’applicazione analogica della prescrizione del termine lungo – decennale. Addio vecchi ruoli.


leo

Avv. Leonardo Andriulo  esperto in contenzioso

Cronaca e frammenti di vita di un avvocato processualista – Ore 17,50 di un venerdì pomeriggio. Mi accingo alla stesura di una comparsa conclusionale. Rileggo l’atto di controparte. La vicenda riguarda un piccolo commerciante che negli anni novanta non aveva versato i contributi INPS. Era stato emesso, dunque, un ruolo che tra sorte capitale, interessi, sanzioni e altre spese, aveva portato alla notifica di una cartella esattoriale di circa 38.000,00 euro.

L’avversario Equitalia, alias “l’agente della riscossione“, nel proprio libello difensivo insisteva, IN UNA (distorta) INTERPRETAZIONE ANALOGICA dell’art. 2953 c.c.. Sosteneva, infatti, che le cartelle (e quindi il credito), non essendo state impugnate nei termini di legge, non poteva essere oggetto di contestazione in ordine alla prescrizione breve. Ore 18,15 Rileggo le ricerche fatte all’epoca! Qualche dubbio mi viene scorrendo nuovamente le sentenze della Cassazione (sezioni semplici) richiamate nella difesa altrui. L’avvocato avversario, anche di lungo corso, sosteneva dunque che l’atto era divenuto definitivo “al pari di un decreto ingiuntivo”, pertanto va dichiarato esente da detta contestazione.


 Effettivamente il mio cliente all’epoca non avendo impugnato nulla, si trovava proprio nella situazione rappresentata dal collega. Le cartelle esattoriali, di cui non si ha comunque certezza della notifica per via del deposito di semplici fotocopie di ricevute di ritorno, comunque non risultano impugnate in nessuna sede.

Hmm (la mente corre)… inizio a pensare che la strada è in salita. Bisognerà convincere il giudice della bontà delle mie ricostruzioni normative e giurisprudenziali … provare, dunque, che il termine prescrizionale è maturato e che quindi il credito non è azionabile. Inizio così a ricercare nelle banche dati qualcosa di NUOVO che possa aver risolto il contrasto giurisprudenziale creato dalla Cassazione a partire dal lontano 2004.


Già all’epoca, parliamo del 2012, a verbale ebbi modo di contestare questa applicazione in analogia dell’art. 2953 c.c.. Tuttavia, come testé detto, una difformità di giudicato della Suprema Corte permetteva alla controparte di proporre tale ricostruzione normativa/interpretativa dando adito a dubbi. Ore 18,30 squilla il cellulare. E’ un caro amico che chiama e che rompe con questioni di natura tributaria … mi rimetto al computer … cinque minuti di ricerche poi … non credo ai miei occhi! E’ successo per davvero. La Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto il problema. FINALMENTE!!!! E’ stata pubblicata la sentenza numero 23397/2016.  Data del deposito 17 Novembre 2016 – questo articolo è stato scritto il 19 novembre su fatti avvenuti 18 novembre. Potere dell’informatizzazione!


Le certezze che aiutano a vincere un processo… Leggo le 7 pagine fitte fitte. Una sentenza articolata e complessa che prende in esame diversi orientamenti creatisi nel tempo, alcuni dei quali hanno fatto seri danni alle persone.  Sottolineo e commento con Sara Vergaro, attenta collega di studio che da anni si occupa di diritto del lavoro. Giungiamo alla fine del mostruoso lavoro di ricostruzione fatto di leggi, decreti, sentenze e commenti della Dottrina. Gli occhi bruciano ma arriviamo alla fine del provvedimento.

Con chiarezza è stato detto dal Supremo Organo (A SEZIONI UNITE !!!!) che per tutti quei crediti originati da atti di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via, giusto per intenderci: Inps contributi previdenziali, dell’Agenzia delle Entrate iva, irpef, addizionali regionali etc etc, dei Comuni sanzioni amministrative, imu, tarsu, la cui riscossione è stata avviata oltre il termine naturale di prescrizione della tipologia di credito, potranno essere impugnate e chiede la declaratoria di intervenuta prescrizione. Questo con la certezza che i giudici di merito dovranno rivedere le loro posizioni.

La vicenda era stata porta all’attenzione della Suprema Corte sulla base di un gravame promosso dall’Inps. La Sesta Sezione Civile, ravvisando un contrasto di giudicato interno al supremo organo, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite e così è stato statuito.

“la scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale secondo la L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che dal 1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 30, convertito dalla L. n. 122 del 2010)”;

2) “è di applicazione generale il principio secondo il quale la scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito ma non determina anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale principio, pertanto, si applica con riguardo a tutti gli atti – comunque denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonchè di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonchè delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Con la conseguenza che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo”.


Altre precisazioni importanti- Inoltre gli Ermellini in diverse sentenze hanno avuto modo di chiarire che le cartelle esattoriali basate su ruolo emesso dagli Enti (impositori) hanno natura di titoli esecutivi paragiudiziali”. Categoria che deve essere affiancata a quella dei titoli giudiziali – aventi l’attitudine a diventare, in caso di mancata opposizione o di opposizione proposta fuori termine, definitivi e incontrovertibili (vedi: Cass. 24 settembre 1991, n. 9944; Cass. 2 ottobre 1991, n. 10269; Cass. 26 ottobre 1991, n. 11421, in motivazione). Ebbene, detta tipologia di atto, non potrà mai essere paragonata ad una sentenza o ad un decreto ingiuntivo in quanto è privo di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato perchè è espressione del potere di auto-accertamento e di autotutela della P.A. Pertanto, l’inutile decorso del termine perentorio per proporre l’opposizione, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito (qualunque ne sia la fonte, di diritto pubblico o di diritto privato), con la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 c.c., ai fini della prescrizione (vedi, tra le tante: Cass. 25 maggio 2007, n. 12263; Cass. 16 novembre 2006, n. 24449; Cass. 26 maggio 2003, n. 8335).

Nuove opportunità per i clienti che hanno subito un torto…Ultimo passaggio interessante riscontrato dalla lettura della sentenza richiamata è il fatto che in ipotesi di riscossione di crediti Inps già riscossi scatta un divieto ex lege alla regolarizzazione dei contributi e quindi l’Inps dovrà addirittura restituire quanto incassato. Così dice la sentenza “Quindi, la L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, non ha fatto altro che ripristinare il tradizionale termine quinquennale, con decorrenza dal giorno 1 gennaio 1996. Tale ultima disposizione ha altresì reiterato, estendendone l’applicabilità a tutte le assicurazioni obbligatorie, il principio – di ordine pubblico e caratteristico di questo tipo di prescrizione – della “irrinunciabilità della prescrizione”, secondo cui “non è ammessa la possibilità di effettuare versamenti, a regolarizzazione di contributi arretrati, dopo che rispetto ai contributi stessi sia intervenuta la prescrizione” (già previsto dal R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 55, comma 2 cit.).

Quanto all’impossibilità di effettuare i versamenti dopo il decorso del termine prescrizionale, la nuova norma ha specificato che le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria sono soggette a prescrizione e “non possono essere versate” dopo il decorso del relativo termine. Pertanto, dopo lo spirare di tale termine, l’Ente di previdenza non solo non può procedere all’azione coattiva rivolta al recupero delle omissioni, ma è tenuto a restituire d’ufficio il pagamento del debito prescritto effettuato anche spontaneamente, in deroga alla disposizione contenuta nell’art. 2940 c.c., secondo cui: “Non è ammessa la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto”.

Del resto, è jus receptum che, nella materia previdenziale, a differenza che in quella civile, il regime della prescrizione già maturata è sottratto, ai sensi dell’art. 3, comma 9, della n. 335, alla disponibilità delle parti, sicchè una volta esaurito il termine, la prescrizione ha efficacia estintiva – non già preclusiva – in quanto l’ente previdenziale creditore non può rinunziarvi.

Inizio così a scrivere la mia comparsa conclusionale forte di un principio innegabile e fiducioso del giudizio finale. La questione è posta su un ottimo binario. Avviso il cliente. E’ contento. Rifletto sulla possibilità di rottamazione. Ne varrà veramente la pena? Bisognerà valutare caso per caso.
Ore 20,30 … squilla il telefono … mia moglie mi ricorda che è venerdì sera ed è ora di chiudere … alla prossima!

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