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Imposta comunale sugli immobili (ici) non dovuta in assenza di contraddittorio.

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Abstract: IL CONTRIBUENTE NON DEVE L’ICI SE NON C’è STATO  PREVENTIVO CONTRADDITTORIO CON L’UFFICIO.


 L’imposta comunale sugli immobili, meglio nota con l’acronimo ICI. Oggi non c’è più ma, è stato un tributo comunale che ha fatto parlare, e non poco, di se. Aveva come presupposto impositivo la proprietà di fabbricati e terreni agricoli ed edificabili situati nei confini della Repubblica Italiana. 

Iter normativo.

Con la legge n. 126 del  24 luglio 2008, l’imposta non si applica all’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo. Questa imposta ha sostituito l’INVIM (imposta sull’incremento di valore degli immobili). Nel 2012 sostituita dall’Imposta Municipale Unica (IMU)


Il presupposto dell’imposta comunale sugli immobili (ici).

Era un’imposta gravante sul patrimonio immobiliare. Non era progressiva come le imposte sul reddito, ma gravava sul valore del fabbricato con una percentuale fissa decisa dal Comune con un’apposita delibera del consiglio comunale, da emanarsi entro il 31 dicembre di ogni anno con effetto per l’anno successivo.

La soluzione.

Fatta questa seppur breve premessa si vuole evidenziare una interessante sentenza relativa alla invalidità dell’atto di avviso di accertamento dell’imposta. Si spera di far cosa gradita a quanti sono alle prese con il balzello.


Cosa si deve contestare in caso di ici? In assenza di contraddittorio preventivo nullo l’avviso di accertamento.

BUONE NOTIZIE PER I CONTRIBUENTI.
La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha di fatto stoppato l’attività di riscossione. E’ stato ha ravvisato un comportamento illegittimo da parte dell’Ente.

Così si è espressa la Commissione Regionale della Lombardia: “Il ricorso introduttivo e l’appello sono fondati tenuto conto dei seguenti motivi. Preliminarmente si osserva che l’instaurazione del contraddittorio costituisce principio fondamentale di civiltà giuridica e principio generale valido in ogni campo dell’attività amministrativa.

L’art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che ha pari rango e dignità dei trattati dell’Unione, stabilisce infatti il diritto di ogni individuo di essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che gli rechi pregiudizio, e ciò prescindendo da distinzioni fra tributi armonizzati e non.

Tra l’altro la pretesa tributaria trova legittimità nella formazione procedimentalizzata di una decisione partecipata mediante la promozione del contraddittorio (che sostanzia il principio di leale collaborazione di cui all’art. 10 dello Statuto del contribuente) tra amministrazione e contribuente (anche) nella fase precontenziosa o endo-procedimentale.

Il diritto al contraddittorio, ossia il diritto del destinatario del provvedimento ad essere sentito prima dell’emanazione dello stesso, è posto a salvaguardia del diritto di difesa del contribuente (art. 24 Costituzione) nonché del buon andamento dell’amministrazione ( articolo 97 Costituzione ).

Il che consente anche al contribuente di chiarire il proprio punto di vista già in ambito amministrativo senza essere costretto a farlo per la prima volta in sede contenziosa. Il diritto al contraddittorio trova la sua origine non solo nelle fonti internazionali (trattati e sentenze) ma anche in quelle interne (Costituzione e leggi ordinarie) ed è di pregnanza tale che è stato ritenuto, sia dalla giurisprudenza comunitaria che da quella italiana “principio fondamentale immanente nell’ordinamento cui dare attuazione anche in difetto di una espressa e specifica previsione normativa”. Giova ricordare, per quanto attiene alla sanzione conseguente alla omessa attivazione del contraddittorio, l’affermazione contenuta nella sentenza n.132/2015 della Corte Costituzionale secondo la quale l’attivazione del contraddittorio costituisce un principio fondamentale immanente nell’ordinamento, operante anche in difetto di una espressa e specifica previsione normativa, a pena di nullità dell’atto finale del procedimento, per violazione del diritto di partecipazione dell’interessato al procedimento stesso.

In conclusione l’accertamento ICI è nullo in quanto non preceduto da contraddittorio-  CTR Lombardia sentenza n. 4400 del 18-10-2018


A seguito della notifica dell’avviso di accertamento, si suggerisce di contattare un esperto in materia tributaria al fine di verificare se la propria situazione è similare o identica a quella RISOLTA POSITIVAMENTE PER IL CONTRIBUENTE in materia di imposta comunale sugli immobili (ICI).

Lo studio rimane a disposizione per ogni ed eventuale chiarimento 392.91.68.449 (anche con whatsapp)

Illegittimo l’avviso di accertamento Imposta comunale pubblicità.

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L’insegna del negozio è salva.


  Avvocato Leonardo Andriulo

Capita spesso che si viene sanzionati per l’insegna del proprio negozio, o per una locandina affissa, oppure per cartelloni pubblicitari. E’ notorio che la pubblicità, o comunicazione che dir si voglia, costituisce l’anima del commercio. A tutti gli effetti rappresenta il primo bigliettino da visita. Non tutti sanno, però, che quell’insegna costa, e cara. Si perchè stando ai regolamenti comunali sulle insegne c’è da pagare l’imposta comunale sulla pubblicità.

Mi è capitato di veder tassato finanche un mosaico fatto sulla soglia di entrata di un noto bar della mia città. Se la legge è così deve essere, purtroppo, rispettata.

Ma la legge come si legge nelle aule di Tribunale, la devono rispettare tutti! Pubblica Amministrazione compresa. Qui  di seguito una sentenza a favore del contribuente che vede la declaratorio di illegittimità dell’avviso di liquidazione.


Le motivazioni della Commissione Tributaria che ha annullato l’avviso di liquidazione sulla liquidazione dell’imposta comunale sulla pubblicità:

Fondato è il secondo motivo di ricorso con il quale il contribuente deduce che l’atto impugnato è illegittimo per difetto di motivazione, non facendo menzione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche sottese all’accertamento ( Imposta comunale sulla pubblicità ) .

L’ art. l comma 162 della Legge n.296/2006 prevede infatti—ai fini dell’esercizio della potestà impositiva degli enti locali,per i tributi di loro competenza – che: “Gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ ufficio devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatti ed alle ragioni giuridiche che li hanno determinati(…)“.

Detta previsione non può ritenersi rispettata a mezzo dell’adozione dell’atto impositivo di cui qui si discute, del tutto privo di motivazione, ancorché sommaria e semplificata, e pertanto inidoneo ad esternare le ragioni del provvedimento e consentire un’adeguata difesa.

Manca, in particolare qualsivoglia rilevazione del mezzo pubblicitario tassato, sia in ordine alle circostanze di tempo e di luogo in cui sarebbe avvenuta, che in ordine ad una sua rappresentazione planimetrica e descrittiva.

In ordine al regolamento delle spese , le spese seguono la soccombenza.

CTP Lecce sentenza n. 3519 del 20/12/2018

Per info chiama il nostro numero 392.91.68.449 (anche su whatsapp)

Pace fiscale e condono per chi versa in situazione di difficoltà economica – le soluzioni.

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Abstract: Pace fiscale (condono) e le soluzioni contro i debiti tributari – Focus D.L. 119/2018 – L. 145/2018


Avv. Leonardo Andriulo – Esperto in materia tributaria

In questi giorni sono molti coloro che ci contattano per chiedere chiarimenti sulle reali opportunità concesse da D.L. 119/2018 e successiva conversione nella legge 145/2018. La domanda più gettonata è la seguente: che significa pace fiscale”?

Non manca poi chi chiede chiarimenti sulla possibilità di saldo e stralcio“. E’ bene chiarire da subito che si tratta di una occasione da non perdere per “sistemare la propria situazione” con il fisco.

Le opportunità date dalla nuova legge sono diverse. Secondo quanto previsto dal decreto fiscale 2019 il debito in base alle diverse opportunità potrà essere pagato in modalità integrale e lo sconto riguarderà soltanto sanzioni e interessi, oppure, il debito potrà essere stralciato totalmente oppure parzialmente.

Il presente articolo nella sua essenza vuole essere una breve sintesi delle opportunità concesse dal Decreto Legge.

Si invita tuttavia il lettore a NON FARE DA SE ma, a farsi assistere da professionisti esperti del settore.Ciò al fine di far valutare attentamente la reale opportunità di adesione secondo la propria situazione debitoria. Infatti, non è da sottovalutare la reale situazione di intervenuta prescrizione dei debiti Erariali che porterebbe ad un totale azzeramento dei propri debiti tributari. Con un notevole risparmio economico.


Cosa realmente prevede il D.L. 119/2018 – Quando iniziano a decorrere i termini? 

Dal 13 Novembre 2018 è partita questa nuova opportunità di sanatoria dei debiti tributari.

Informiamo chi si stesse accingendo ad aderire alla “pace con il fisco”, che sono stati pubblicati sul sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione i moduli per aderire alla nuova rottamazione ter (prevista dal D.L. 119/2018 – L. 145/18).

 Gli stessi vanno compilati secondo le istruzioni ed inviati tramite comunicazione, anche elettronica, all’Agenzia delle Entrate Riscossione.

In base a quello che si dirà in seguito, l’invio dipende dalla tipologia del debito e della entità dello stesso. La nuova norma, pensata dal nuovo Governo, porta con se sostanzialmente diverse vie per risolvere e ripianare i debiti con il fisco. Sono sostanzialmente 5 le vie per risolvere le pendenze con il fisco.


Stralcio dei debiti fino a mille euro

Via le “mini cartelle”. Con il Decreto Legge n. 119/2018, infatti, sono automaticamente annullati, alla data del 31 dicembre 2018, i debiti residui fino a mille euro relativi ai carichi dal 2000 al 2010.

 Questo è quello che comunemente si chiama “stralcio”. La possibilità riguarda esclusivamente, però, le pendenze che non superano i 1.000,00.

Il contribuente non dovrà fare assolutamente nulla. L’annullamento sarà automatico. NON CI SARA’ NECESSITA’ DI RICHIESTA.
In sostanza, i singoli debiti, affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, di importo residuo fino a mille euro, calcolato al 24 ottobre 2018 (data di entrata in vigore del decreto legge), comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, saranno CANCELLATI.

Nell’area di accesso riservato ai cittadini e alle imprese, ci sarà la possibilità di verificare che la cancellazione sia stata effettuata.Tuttavia, tale misura – stralcio dei debiti fino a mille euro, HA DELLE ECCEZIONI. In particolare NON SI APPLICA:

  • debiti relativi alle “risorse proprie tradizionali” dell’Unione Europea e all’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;
  • debiti derivanti dal recupero degli aiuti di Stato considerati illegittimi dall’Unione Europea ovvero da condanne pronunciate dalla Corte dei conti;
  • multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna.

Le eventuali somme versate prima del 24 ottobre 2018 (data dell’entrata in vigore del Decreto Legge n. 119/2018) restano definitivamente acquisite, mentre gli importi versati dopo il 24 ottobre sono imputati in ordine:

  • ai debiti residui eventualmente inclusi nella definizione agevolata prima del versamento;
  • a debiti scaduti o in scadenza;

In assenza di debiti, gli importi versati dopo il 24 ottobre, saranno rimborsati al contribuente.


Rottamazione cartelle 2019: ecco come pagare

Chi presenterà domanda di adesione alla rottamazione ter delle cartelle potrà scegliere di pagare in un’unica soluzione ovvero in dieci rate dilazionate su cinque anni.

Saranno quindi due le scadenze da ricordare nel corso dell’anno, il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno.

Per quanto riguarda la fase di presentazione delle istanze, attualmente l’avvio della rottamazione è fissato al 30 aprile 2019, termine ultimo entro cui fare domanda utilizzando i moduli che dovranno esser pubblicati dalle Entrate.


Rottamazione ter 2019: ammessi anche i decaduti da precedenti definizioni agevolate

La rottamazione  abbraccerà anche i contribuenti che avevano già aderito a precedenti rottamazioni ma che ne erano decaduti a causa del mancato pagamento delle rate.

Potranno rientrare nella nuova rottamazione:

  • i contribuenti che non hanno pagato le rate della rottamazione in corso. In tal caso sarà necessario eseguire i versamenti delle rate scadute a luglio, settembre ed ottobre entro il 7 dicembre 2018;
  • i contribuenti con cartelle ammesse alla prima rottamazione (DL 193/2016) che non hanno concluso il pagamento delle rate;
  • i contribuenti che, dopo aver aderito alla rottamazione prevista dal DL 148/2017 non hanno provveduto al pagamento di tutte le rate scadute entro il 31 dicembre 2016 di vecchi piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016.

Potranno fare domanda di rottamazione anche i contribuenti con debiti risultanti da carichi affidati all’agente della riscossione rientranti nei procedimenti instaurati a seguito di istanza presentata dai debitori (legge 27 gennaio 2012, n. 3).


Eliminate le multe stradali.

Rottamazione anche per le multe stradali, ma in questo caso ad esser condonati saranno gli interessi previsti dalla legge. Restano invece esclusi dalla rottamazione delle cartelle i debiti risultanti da carichi affidati agli agenti della riscossione relativi a:

  • risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;
  • le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 16 del regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015;
  • i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  • le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna.
  • le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali.

Il saldo e stralcio per i debiti superiori a 1.000,00 euro dipende dal proprio isee.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con il comunicato del 2 gennaio, sintetizza i profili principali della disciplina“Saldo e stralcio” delle cartelle, contenuta nei commi 184 e seguenti della Legge nr. 145/18. Possono aderire le persone fisiche che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica nei seguenti casi:

  • quando il valore ISEE riferito al proprio nucleo familiare non supera 20 mila euro; 
  • alla data di presentazione della dichiarazione di adesione, risulta già presentata la procedura di liquidazione di cui all’art. 14 ter  della legge del 27/1/2012, n. 3.

“Rientrano nel “Saldo e stralcio” i debiti relativi a carichi affidati all’Agente della riscossionedal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017

derivanti da:

  • omessi versamenti dovuti in autoliquidazione in base alle dichiarazioni annuali;
  • contributi previdenziali spettanti alle casse professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi INPS.

Il pagamento delle somme dovute, a titolo di capitale e interessi di ritarda iscrizione, viene modulato secondo l’Indicatore della situazione economica del nucleo familiare:

  • 16% delle somme dovute, con ISEE fino a 8.500 euro;
  • 20% delle somme dovute, con ISEE da 8.500,01 a 12.500 euro;
  • 35% delle somme dovute, con ISEE da 12.500,01 a 20.000 euro.

Per i soggetti per cui la situazione di grave e comprovata difficoltà economica è confermata dalla già avvenuta apertura della procedura di liquidazione, è previsto il pagamento di una quota pari al 10% delle somme dovute a titolo di capitali e interessi di ritardata iscrizione.

Oltre alla riduzione degli importi dovuti, chi aderisce al “Saldo e stralcio” beneficerà anche dell’azzeramento di sanzionie interessi di mora. (fonte giuffrè editore).

Lo studio rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento (anche tramite whatsapp al 392.91.68.449).