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Iscrizione Centrale Rischi Banca d’Italia. Il Punto!

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Abstract: iscrizione presso la centrale rischi gestita dalla Banca d’Italia? Ecco le soluzioni.


avvocato andriulo leonardo

Avv. Leonardo Andriulo

    La credibilità di una persona o di una azienda passa, oggi più di ieri, dalla solidità economica e finanziaria e dalla sua credibilità creditizia.

Ultimamente capita sempre più spesso, dati i tempi di crisi, di assistere clienti che per i motivi più disparati perdono la loro “onorabilità” e risultano essere agli occhi del sistema creditizio dei mal pagatori. Perché?

Semplicemente perché il loro nominativo è stato iscritto nella banca dati – centrali rischi – gestita presso la Banca d’italia.

Come al solito, senza voler tediare con richiami di leggi e articoli che appesantiscono la lettura già solo nell’elencazione, evidenzierò alcuni errori fatti dalle Banche e su come poter uscire da questa spirale di negatività, che alle volte mette in ginocchio anche chi mal pagatore non è.

    Prenderò spunto da un caso, da ultimo trattato, che vede una impresa nel settore dei trasporti che si ritrova iscritta presso la centrale rischi della Banca d’Italia, nonostante stia mantenendo fede ad un piano di rientro concordato con una società di factoring.

Mi preme chiarire che la casistica è varia, specie se si fa la differenza tra debitore consumatore e professionista. Mi limiterò ad analizzare un caso di debiti contratti per fini  aziendali con segnalazione a sofferenza. Il debito era sui 25.000,00 euro.

L’ipotesi è quindi quella dell’esistenza di un prodotto finanziario “momentaneamente non onorato” che a seguito di diversi solleciti ricevuti da parte del creditore (Istituto finanziario e/o società di recupero crediti), si è concluso in una segnalazione a sofferenza nella centrale rischi. Le conseguenze, neanche a dirlo, sono state catastrofiche. Revoca dei fidi, ritiro del blocchetto degli assegni, blocco delle carte di credito.

E’ noto, infatti, che tutti gli operatori creditizi attingono informazioni, direi quasi in tempo reale, sulle segnalazioni a rischio dei propri clienti. Tale banca dati rappresenta un campanello di allarme che permette di correre subito ai ripari in caso di esposizioni o sovraesposizioni.

 


Quando c’è il rischio che il proprio nominativo finisca nella centrale rischi per i crediti a sofferenza?

La segnalazione a sofferenza alla Centrale Rischi gestita dalla Banca d’Italia, il cui servizio è disciplinato dalla delibera CICR del 29 Marzo 1994 (assunta ai sensi degli artt. 53 comma 1 lettera b, 67 comma 1 lettera b e 107 comma 2 del D. Lgs 385/1993), deve avvenire esclusivamente

nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall’azienda” (così Circolare Banca d’Italia nr. 139/1991, punto 1.5 all. 13);“"

Cosa deve mandare l’istituto di credito o altro creditore prima di fare la segnalazione?


Prima di procedere alla iscrizione del nominativo del cliente “mal pagatore” secondo i dettami previsti dall’art.4, comma 7 modalità raccolta e registrazione dei dati 

E’ obbligatorio, in caso di comunicazione di credito a sofferenza (inferiore a 30.000,00 euro) una preventiva missiva con la quale si indica SPECIDICATAMENTE il tempo entro il quale si provvederà a effettuare la segnalazione”

ATTENZIONE!!!!

In assenza di questa preventiva comunicazione la segnalazione è illegittima. 

non costituisce vero e proprio preavviso la comunicazione inviata dalla banca circa l’imminente segnalazione in Centrale dei Rischi, quando essa rivesta carattere generale ed astratto. Come chiarisce l’art. 4 comma 7 del Codice di autodisciplina degli intermediari, detta comunicazione deve esse specifica e puntuale in modo da consentire al cliente, in relazione a uno specifico adempimento, di evitarsi conseguenze pregiudizievoli attraverso il tempestivo pagamento del debito

Il più delle volte le formule usate sono molto generiche e di questo tenore “ … nonché a valutare la segnalazione, nel rispetto delle norme e regolamenti vigenti del Vs. nominativo a sofferenza nella Centrale dei Rischi tenuta da Banca d’Italia”.

E’ di tutta evidenza che nel caso di specie la comunicazione non è specifica e puntuale PERTANTO LA SEGNALAZIONE PRESSO LA CENTRALE RISCHI DELLA BANCA D’ITALIA ANCHE IN QUESTO CASO E’ ILLEGITTIMA!

 

La preventiva analisi sullo stato di insolvenza del debitore


 

    Altro obbligo non rispettato dagli Istituti di Credito molto spesso consiste NELLA PREVENTIVA valutazione finanziaria dei loro clienti. Spesso il semplice fatto che non vengono pagate le rate, viene inteso come stato di insolvenza.  Da qui scatta la segnalazione a sofferenza.

     Mi è capitato di riscontrare che nella maggior parte dei casi la segnalazione a sofferenza viene inoltrata verosimilmente senza avere effettuato alcuna valutazione (né giudiziale, tantomeno fattuale) della complessiva situazione finanziaria dei clienti morosi;

Verifica, per inciso che deve accertare, se non per via giudiziale come vuole la norma, ELEMENTI TALI DA FAR FONDAMENTALMENTE DESUMERE LA SUSSISTENZA DELLO STATO DI INSOLVENZA, come prevede testualmente la Circolare della Banca d’Italia nr. 139 del 11/02/1991 art. 1.5

“… non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito. La contestazione del credito non è di per sé condizione sufficiente per l’appostazione a sofferenza”.

La soluzione la fornisce la Cassazione


 

Richiamando la giurisprudenza del Supremo Collegio si ritiene che la maggior parte dei casi possa essere risolta con la seguente massima

“La segnalazione di una posizione in sofferenza non può scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza” così Cass. Civile Sez. I, sentenza nr. 15609/2014, precedente conforme Cass. Civile, Sez. I sentenza nr. 7958/2009.

Gli strumenti da azionare in questi casi sono un ricorso d’urgenza presso il Tribunale dove ha sede l’azienda e, successivamente, una azione di risarcimento danni in caso di accoglimento del primo procedimento.

 

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