Tag Art. 52 legge n. 88/1989

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restituzione somme inps

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Nessuna restituzione di somme erogate in eccesso dall’Inps.

avv. Leonardo Andriulo - esperto in questioni di diritto bancario

avvocato Leonardo Andriulo

Capita che vengano erogate dall’Inps somme in eccesso rispetto a quelle che effettivamente spettano. In questi casi l’Inps  procede con una richiesta di restituzione di somme erogate in eccesso.

Per chi non avesse ricevuto la richiesta e si domanda quali  siano le ipotesi in cui si verifica quanto quì in discussione diamo subito  la risposta. Si pensi, per esempio, alle somme in eccesso ricevute a titolo di sussidio di disoccupazione (naspi). Oppure quelle derivanti dalla pensione. O ancora somme erogate a titolo di pensione di reversibilità del coniuge defunto. Insomma tutte quelle ipotesi dove ci sono delle provvidenze dell’Inps.

In tali casi capita infatti, magari anche a  distanza di anni, che il funzionario dell’Inps che gestire la vostra pratica, si accorga dell’errore. E lì iniziano i dubbi e i problemi. Sopratutto non si sa cosa fare. Restituire o no le somme erogate in eccesso?

Sulla base di un caso positivamente risolto dal nostro dipartimento di diritto del lavoro, rappresentiamo cosa dice la legge e dare qualche indizio per sapere cosa fare in queste situazioni.

L’invito è di non sottovalutare l’invio ricevuto dall’Inps. Infatti, in caso di errore, viene inviata una lettera con la quale bonariamente si comunica quanto accaduto. La lettera conclude con la richiesta di restituzione entro una determinata data; (di norma 90 giorni).

Quello che bisogna fare in questi casi è rivolgersi prontamente ad un qualificato professionista che possa prontamente assistervi nel termine indicato nella lettera. La mancata opposizione della richiesta per le vie amministrative non consente di far valere i propri diritti in tribunale.


Restituzione di denaro all’INPS

 La legge consente all’INPS di ricalcolare in qualunque momento gli importi spettanti ad una determinata persona. L’analisi potrebbe dare come risultato un importo di somme percepite superiore rispetto a quello che effettivamente spettante. Questo però non dà automaticamente il diritto all’Inps di riacquisire le maggiori somme.

Sin da subito evidenziamo questo principio

“Le somme possono NON POSSONO essere richieste indietro QUANDO L’ERRORE SIA DIPESO DA ERRORE DI UN FUNZIONARIO dell’Ente”

Al più l’Inps potrebbe agire contro il funzionario in presenza di dolo o colpa grave di questi.


Quando devono restituirsi le somme ?

La legge consente all’Inps di poter riottenere l’ingiusta erogazione quando l’errato calcolo sia dipeso dal dolo del soggetto.

Per fare degli esempi pratici di dolo possiamo riferirci ad un soggetto che abbia dichiarato maggiori redditi percepiti. Oppure abbia dichiarato maggiori familiari a carico, oppure, non abbia aggiornato la situazione del coniuge che ha trovato nel frattempo un’occupazione.

Sussiste il dolo anche quando l’errore dell’INPS non sia dipeso da omesse o mendaci dichiarazioni del soggetto, ma c’è la certezza che quest’ultimo si sia reso conto dell’errore e non l’abbia denunciato. Ad esempio, un soggetto percepisce una pensione troppo elevata rispetto al reddito che percepiva prima di andare in pensione.

Tuttavia non sempre, anche in presenza di dolo scatta la restituzione. Anche in presenza del dolo

l’INPS può richiedere indietro i soldi entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello nel quale sono state erogate le maggiori somme non dovute.

Trascorso questo termine, le maggiori somme versate diventano irripetibili.

Solo in caso di omessa dichiarazione dei redditi da parte di un soggetto, il termine per il recupero delle somme dovute è quello del termine di prescrizione ordinario di 10 anni. Un’eccezione al termine decennale è quello di 5 anni per la richiesta contributiva e cioè la richiesta del pagamento per contributi non versati.

Quindi l’INPS può richiedere i soldi in presenza delle seguenti condizioni:

  • il pagamento delle somme eccedenti sia stato eseguito in forza di un provvedimento formale e definitivo;
  • il provvedimento è stato comunicato all’interessato;
  • l’errore non è addebitabile all’INPS.

Dunque, li può richiedere soltanto nel caso in cui si accorga che la somma sia stata versata in mancanza dei requisiti per ricevere la prestazione e cioè quando:

  • le prestazioni erano incumulabili o incompatibili con altre prestazioni;
  • le prestazioni non erano dovute in base ai limiti reddituali;
  • le prestazioni sono state erogate dopo il decesso del pensionato;
  • le prestazioni erano incumulabili con i redditi di lavoro;
  • le prestazioni relative all’assegno di invalidità non erano dovute per mancanza dei requisiti previsti dalla legge.

Restituzioni di denaro per l’assegno di disoccupazione

Anche per quanto riguarda le prestazioni relative alla NASPI (assegno di disoccupazione) l’INPS può richiedere indietro quanto erogato. Ma anche in questo caso lo può fare solo a certe condizioni. 

Elenchiamo qui di seguito alcuni esempi, evidenziando che comunque per ogni caso bisogna verificarne l’esistenza dei requisiti. Anche in questi casi, infatti, l’aiuto di un esperto in materia è indispensabile.

Quando si deve restituire la naspi?

La naspi deve essere restituita quando:

  • si perde lo status di disoccupato e non lo si dichiara tempestivamente;
  • si avvia un’attività lavorativa subordinata autonoma senza dichiarare i redditi annui percepiti;
  • si raggiunge nel frattempo l’età pensionabile;
  • si acquisisce il diritto all’assegno ordinario di invalidità;
  • il lavoratore si rifiuta di partecipare alle iniziative di politica attiva proposte dai CPI;
  • il lavoratore non accetta le offerte di lavoro coerenti con le sue competenze e che si svolgono entro 50 Km dal luogo di residenza o che siano comunque raggiungibili in massimo 80 minuti con i mezzi pubblici.

Le somme da restituire sono solo quelle illegittimamente percepite e quindi quelle percepite dopo il verificarsi della situazione ostativa alla loro fruizione.

Ricorso avverso al provvedimento dell’INPS

Prima di proporre un ricorso è necessario effettuare degli accertamenti preliminari:

  • in primo luogo, è necessario accertare se la restituzione dei maggiori importi richiesti dall’INPS siano effettivamente veri;
  • In secondo luogo, bisogna vedere se siano nel frattempo intervenute prescrizioni che rendono la richiesta dell’INPS irripetibile;
  • Infine, bisogna valutare le motivazioni fornite dall’INPS per richiedere la data somma di denaro.

Se, all’esito di questi accertamenti, le richieste dell’INPS risultino illegittime, il soggetto che ha ricevuto la comunicazione deve instaurare un ricorso amministrativo preliminare e procedere con un’azione giudiziaria contro l’INPS.

Se il ricorso non va a buon fine (ad esempio in caso di riscontro negativo o di silenzio diniego) è possibile fare causa all’INPS.

Per fare questo è necessario affidarsi ad un avvocato specializzato in materia previdenziale.

Fonti normative

Cass. sent. n. 482/2017

Art. 13 legge 412/1991

Art. 52 legge n. 88/1989

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