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Rimborso degli interessi anatocistici – Tribunale di Parma – Sentenza nr. 362/19

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La banca condannata a restituire gli interessi.

La giurisprudenza di merito e di legittimità, come ben noto, è nutrita da tutta una serie di decisioni che condannano l’atteggiamento delle banche nei casi di anatocismo.

L’atteggiamento degli istituti di credito, fino a qualche tempo fa infatti, era disarmante. Totalmente teso a guadagnare dai rapporti con i correntisti più di quanto sia giusto. Proprio attraverso l’applicazione di anatocismo (interessi su interessi) e commissioni di massimo scoperto (o CMS). Eppure esistono ancora episodi che fanno emergere il perseverare del fenomeno. Casi non isolati ma, tuttavia,  prontamente stroncati e contrastati dalla legge.
Invitiamo il lettore a farse sempre assistere da professionisti della materia. Il contenzioso bancario è materia sempre in evoluzione. La parte giuridica, così come la parte econometrica, richiedono una profonda esperienza. Questo al fine di poter contrastare le prassi illegittime dell’istituto di credito di turno.

Quanto segue è cosa è accaduto di preciso nel caso risolto dal giudice di primo grado.


Analisi di un caso pro-correntista.

Ecco come sono andati i fatti di causa. Ribadiamo che il giudizio ha portato ad una decisione favorevole al cliente. Con atto di citazione una società conveniva in giudizio la sua BANCA. Causa avviata per sentirsi accogliere la nullità e l’inefficacia nelle condizioni generali di contratto. In particolare nella parte in cui era prevista la capitalizzazione trimestrale degli interessi legali applicati nell’intero rapporto di conto corrente. Allo scopo, la stessa chiedeva la condanna della banca alla restituzione delle somme illegittimamente addebitate e/o riscosse. Il tutto per un importo pari ad euro 163.172,92 oltre spese e compensi di legge.

“In punto di diritto suddetta domanda trovava causa nella violazione da parte della banca del divieto di corrispondere interessi anatocistici e nella nullità delle commissioni di massimo scoperto”.

In cosa consiste la capitalizzazione trimestrale?

Ricordiamo che gli interessi anatocistici sono quegli interessi calcolati su altri interessi. Le banche a chiusura del periodo (trimestre) addebitano gli interessi passivi in conto. A loro volta, detti interessi, diventano capitale su cui verranno calcolati i nuovi interessi passivi al successivo trimestre. Tutto ciò è vietato!. 


La difesa della banca – eccezioni inesistenti.

La banca convenuta contestava il tutto formulando diverse eccezioni sia in termini di decadenza e prescrizione che di diritto. E’ solito in questi processi, infatti, l’atteggiamento negazionistico degli istituti di credito. Capita alle volte che ci sia una attività di ostacolo nel non fornire tutta la documentazione al fine di ricostruire i movimenti di conto corrente. E’ bene precisare che si ha diritto a ricevere, dietro pagamento di spese amministrative, la copia di tutti gli estratti conto e lo scalare di ogni singolo periodo. Tale documentazione, normalmente, viene fornita dietro semplice istanza. Alcune volte, capita, di dover ingiungere all’istituto di credito mediante provvedimento giudiziario l’obbligo di fornire la documentazione.


Le solide basi su cui regge la decisione

Il giudicante in via preliminare considerava che andasse rigettata l’eccezione proposta da parte convenuta deducendo che in ogni caso l’istituto di credito è sempre responsabile della commissione di massimo scoperto secondo il condivisibile orientamento giurisprudenziale citato dalla difesa di parte attrice.
Nel merito venivano richiamate e avallate le argomentazioni difensive di parte attrice circa l’esaustività della documentazione riportata in atti dalla quale si evidenziava con assoluta chiarezza la mancata indicazione nel rapporto in essere con la banca sia di interessi legali che della CMS. In effetti, quest’ultima non riusciva a dimostrare nel corso del giudizio di aver pattuito dette condizioni economiche rendendone edotto il proprio cliente.


Cosa ha deciso il giudice.

In accoglimento della domanda proposta la banca veniva dunque condannata al pagamento della somma di ben 201.844,33 euro, importo questo che emergeva dalle risultanze e della CTU in atti autorizzata; oltre a spese di giudizio che il giudice liquidava nella complessiva somma di 16.786,00 euro.

 Le recenti statistiche del contenzioso civile in ambito bancario e finanziario dimostrano quanto sia utile una metodologia scientifica per la valutazione dell’an e del quantum degli illeciti bancari. In questo senso, le potenzialità di validi professionisti una condizione sine qua non al fine di analizzare i contratti sottoscritti e valutare la condotta della banca.

 

fonti dell’articolo: Scudo Illeciti bancari S.P.A.  e Giuffrè Editore – banche dati


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CTU IN MATERIA BANCARIA – IL GIUDICE E’ TENUTO A DISPORLA

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L’argomento del seguente post prende le mosse da un recente provvedimento della Corte di Cassazione, di particolare interesse in materia di Diritto Bancario. Gli Ermellini hanno ribadito un principio fondamentale circa l’obbligatorietà della ctu tecnica in caso di contenzioso con la banca.

I Giudici del palazzaccio, infatti, sono tornati con l’ordinanza n. 3717 dell’ 08 Febbraio 2019, ancora una volta a pronunciarsi “sull’obbligo, gravante sui giudici di merito, di disporre consulenza tecnica di ufficio  quando i fatti da accertare necessitano di specifiche conoscenze tecniche. 

 Questo breve articolo vuole essere un breve cenno su quelli che sono i diritti del correntista (o del risparmiatore) in sede processuale in tutti quei processi che vedono la trattazione di questioni in materia, in particolare di anatocismo e/o usura bancaria o comunque in tutte quelle controversie aventi come controparte un istituto di credito.


Obbligatorio il CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio).

Quanto oggetto di trattazione non è nuovo al panorama giurisprudenziale nazionale. Il giudice già in molti settori non è di per sé in grado di valutare da solo l’an (cioè se una cosa è dovuta) ed il quantum (cioè in che misura quella cosa è dovuta). Nel settore bancario, questa comprensibile difficoltà si rende ancora più gravosa, per via della natura strettamente tecnica della materia bancaria.

Questa rende più complesso l’accertamento dei fatti da parte del giudicante. Di conseguenza quest’ultimo, quando correntisti e risparmiatori, portano alla sua attenzione abusi subiti dalle loro banche, è tenuto a considerare la CTU come un indispensabile supporto probatorio, irrinunciabile in sede giudiziale. 

 Il principio di cui discutiamo come detto non è certo nuovo, ma poggia piuttosto su un corollario di altre sentenze della Cassazione. In particolare Cass. n. 2761/2015; Cass. n. 6155/2009; Cass. S.U. n. 30175/2011 che avevano già ampiamente suffragato il valore della CTU nell’ambito delle cause che vertono in materia di diritto bancario.

Ma c’è di più: non solo la CTU deve essere disposta senza riserve, ma è da intendere oltretutto come indispensabile supporto probatorio anche nei casi in cui la parte, per qualsiasi ragione oggettiva o soggettiva, non abbia adempiuto in pieno al proprio onere probatorio

 In conclusione, all’ordinanza della Corte di Cassazione n. 3717 del 2019 il merito di aver rivendicato il reale valore della CTU, la quale, almeno nell’ambito delle vertenze sollevate in vista di un potenziale illecito bancario, non ha natura meramente esplorativa, ma probatoria.


Se il Giudice NON AMMETTE la CTU.

Il giudice che rigetta la richiesta C.T.U. disattende l’indirizzo della Suprema Corte con la conseguenza che la sua decisione è di per sé impugnabile per motivazione apparente.

Giova precisare però che l’acclarata natura probatoria della CTU nelle vertenze bancarie non solleva naturalmente il correntista dal suo onere, che è quello di provare i fatti di causa che lo hanno condotto ad adire le vie legali.

 È chiaro che alla base delle sue rimostranze lo stesso debba comprovare l’avvenuta apertura di conto corrente o i danni subiti. Il Giudice, stante le sue competenze magistrali ma non strettamente contabili/bancarie, non può e non deve omettere il supporto in giudizio di un intervento esperto (contabili ed esperti in diritto bancario). Per questo motivo è importante, anzi, obbligatoria la ctu tecnica in caso di contenzioso con la banca

 In ultima analisi, la CTU in materia Bancaria non solleva il correntista dall’onere probatorio nell’azione di accertamento; ma funge da irrinunciabile ed insindacabile strumento di supporto. Uno strumento questo che il giudice non può e non deve neutralizzare.

 Ancora una volta questa sentenza avvalora il diritto da parte dei consumatori/clienti di ricevere dai propri istituti di credito copia integrale del contratto; delle condizioni generali, delle polizze assicurative e della documentazione contabile.
Un diritto tutelato ex lege e previsto dall’art. 119 del testo unico bancario inviolabile, da tutelare con tutti gli strumenti possibili.

Scarica la sentenza

Fonti usate :

Illeciti Scudi Bancari S.p.a. – Banche dati Giuffrè


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