Tag rimborso contributi previdenziali

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Prescizione contributi Inps e rimborso versamenti illegittimamente incassati.

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abstract: L’inps deve rimborsare i versamenti illegittimamente incassati … se prescritti.


    Avv. Leonardo Andriulo

Torno a scrivere sulla questione della prescrizione dei contributi previdenziali perché ad oggi in pochi sanno quello che è successo nel novembre 2016.

Finalmente la Cassazione, con la sentenza nr. 23397/2016 ha sdoganato quanto da sempre sostengo nei miei atti difensivi:

in assenza di impugnazione della cartella esattoriali la prescrizione non è ordinaria (10 anni) ma, rimane quinquennale (5 anni). Se ti interessa l’argomento clicca qui

    Ma la Cassazione ha detto di più, molto di più. Infatti la seconda parte della sentenza ha una portata a dir poco esplosiva. Ho immaginato la faccia che hanno fatto i responsabili di Equitalia quando hanno realizzato cosa è successo.

    Una sentenza che sicuramente metterà ulteriormente i colleghi che assistono l’Agente della riscossione sotto pressione. Infatti, pur non avendo doti divinatorie non è difficile prevedere un aumento del contenzioso previdenziale. 

   I risultati di queste nuove battaglie, salvo complicazioni, sarà quasi sicuramente con esito favorevole per noi altri che stiamo da questo lato della barricata a difendere i contribuenti e le aziende.


Alla prescrizione segue il rimborso.

   Come ho scritto nel titolo di questo post è stato riconosciuto un diritto inviolabile del contribuente. La Cassazione (A SEZIONI UNITE) questa volta è totalmente favorevole al debitore di Equitalia. Ma cosa ha detto il Supremo Giudice?

    E’ stato stabilito, con buona pace degli italiani, che il meccanismo della prescrizione è irrinunciabile. Come a dire: può ritornare il diluvio universale ma il principio rimane ora e per sempre. Giusto per farvi comprendere la dimensione della statuizione posso dirvi che, neanche se spontaneamente si volesse regolarizzare la posizione debitoria versando i contributi non pagati, vi è la possibilità di farlo.

Infatti, leggendo la sentenza:

…Tale ultima disposizione ha altresì reiterato, estendendone l’applicabilità a tutte le assicurazioni obbligatorie, il principio – di ordine pubblico e caratteristico di questo tipo di prescrizione – della “irrinunciabilità della prescrizione”, secondo cui “non è ammessa la possibilità di effettuare versamenti, a regolarizzazione di contributi arretrati, dopo che rispetto ai contributi stessi sia intervenuta la prescrizione” (già previsto dal secondo comma dell’art. 55 del r.d.l. 1827 del 1935 cit.).


Cosa succede se ho una rateizzazione in corso?

Mai, come in questo caso, sono felice di dare la risposta che segue. Stante la irrinunciabilità del diritto, anche le rateizzazioni in corso vengono investite dall’argomento.

Come dicevo prima la questione è di particolare rilevanza. 

Vi è, infatti, la possibilità non solo di sospendere il versamento ma addirittura di richiedere il rimborso di quanto già versato. Si proprio così!!!

Questi sono i passaggi della Cassazione nella sentenza 23397/2016:

Quanto all’impossibilità di effettuare i versamenti dopo il decorso del termine prescrizionale, la nuova norma ha specificato che le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria sono soggette a prescrizione e “non possono essere versate” dopo il decorso del relativo termine.

La parte della sentenza numero 23397/2016 più “dirompente” è questo ulteriore passaggio

Pertanto, dopo lo spirare di tale termine, l’Ente di previdenza non solo non può procedere all’azione coattiva rivolta al recupero delle omissioni, ma è tenuto a restituire d’ufficio il pagamento del debito prescritto effettuato anche spontaneamente, in deroga alla disposizione contenuta nell’art. 2940 cod. civ., secondo cui: “Non è ammessa la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto”.

Ma non solo. Vorrei tranquillizzare anche coloro che hanno subito un fermo amministrativo, un pignoramento mobiliare o un pignoramento immobiliare. Anche in detti casi le attività esecutive di riscossione devono cessare all’istante.

Ora, conoscendo bene il mio avversario, stento a credere che spontaneamente si metterà a chiamarvi e rimborsarvi d’ufficio le somme illegittimamente incassate. Sicuramente ci vorrà una spintarella – a voler usare termini ironici.


Cosa bisogna fare ?

In primo luogo recarsi presso gli uffici di Equitalia e chiedere il proprio estratto di ruolo storico. Dove cioè ci sono tutte le cartelle esattoriali a voi intestate. Anche quelle già totalmente saldate.

Successivamente, con l’aiuto di un esperto, si dovrà verificare se le somme previdenziali, sono prescritte.

Se il riscontro sarà positivo bisognerà comunicare ad Equitalia l’intervenuta prescrizione e richiedere la c.d. “pulizia del ruolo“.

Nel caso in cui, successivamente alla prescrizione, abbiate provveduto a regolarizzare e/o rateizzare il debito previdenziale, dovrete comunicare ad Equitalia l’intervenuta prescrizione e chiedere il rimborso delle somme illegittimamente versate.

Chiaro è che in caso di diniego da parte di Equitalia ne conseguirà una causa per ingiusto arricchimento (se avete versato delle somme non dovute). 


 Forniamo assistenza per la verifica dei ruoli e gestione rimborsi.

Per info e costi la@anplegal.eu oppure telefonicamente 392.91.68.449 (anche con whatsapp).

 

Confermata la prescrizione breve per i contributi (INPS) previdenziali, Entrate dello Stato (IVA, IRPEF, ICI, IMU, SANZIONI AMMINISTRATIVE), tributarie ed extratributarie

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Abstract: finalmente è stato CHIARITO che la cartella esattoriale, sebbene non impugnata nel temine di legge, non consente l’applicazione analogica della prescrizione del termine lungo – decennale. Addio vecchi ruoli.


leo

Avv. Leonardo Andriulo  esperto in contenzioso

Cronaca e frammenti di vita di un avvocato processualista – Ore 17,50 di un venerdì pomeriggio. Mi accingo alla stesura di una comparsa conclusionale. Rileggo l’atto di controparte. La vicenda riguarda un piccolo commerciante che negli anni novanta non aveva versato i contributi INPS. Era stato emesso, dunque, un ruolo che tra sorte capitale, interessi, sanzioni e altre spese, aveva portato alla notifica di una cartella esattoriale di circa 38.000,00 euro.

L’avversario Equitalia, alias “l’agente della riscossione“, nel proprio libello difensivo insisteva, IN UNA (distorta) INTERPRETAZIONE ANALOGICA dell’art. 2953 c.c.. Sosteneva, infatti, che le cartelle (e quindi il credito), non essendo state impugnate nei termini di legge, non poteva essere oggetto di contestazione in ordine alla prescrizione breve. Ore 18,15 Rileggo le ricerche fatte all’epoca! Qualche dubbio mi viene scorrendo nuovamente le sentenze della Cassazione (sezioni semplici) richiamate nella difesa altrui. L’avvocato avversario, anche di lungo corso, sosteneva dunque che l’atto era divenuto definitivo “al pari di un decreto ingiuntivo”, pertanto va dichiarato esente da detta contestazione.


 Effettivamente il mio cliente all’epoca non avendo impugnato nulla, si trovava proprio nella situazione rappresentata dal collega. Le cartelle esattoriali, di cui non si ha comunque certezza della notifica per via del deposito di semplici fotocopie di ricevute di ritorno, comunque non risultano impugnate in nessuna sede.

Hmm (la mente corre)… inizio a pensare che la strada è in salita. Bisognerà convincere il giudice della bontà delle mie ricostruzioni normative e giurisprudenziali … provare, dunque, che il termine prescrizionale è maturato e che quindi il credito non è azionabile. Inizio così a ricercare nelle banche dati qualcosa di NUOVO che possa aver risolto il contrasto giurisprudenziale creato dalla Cassazione a partire dal lontano 2004.


Già all’epoca, parliamo del 2012, a verbale ebbi modo di contestare questa applicazione in analogia dell’art. 2953 c.c.. Tuttavia, come testé detto, una difformità di giudicato della Suprema Corte permetteva alla controparte di proporre tale ricostruzione normativa/interpretativa dando adito a dubbi. Ore 18,30 squilla il cellulare. E’ un caro amico che chiama e che rompe con questioni di natura tributaria … mi rimetto al computer … cinque minuti di ricerche poi … non credo ai miei occhi! E’ successo per davvero. La Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto il problema. FINALMENTE!!!! E’ stata pubblicata la sentenza numero 23397/2016.  Data del deposito 17 Novembre 2016 – questo articolo è stato scritto il 19 novembre su fatti avvenuti 18 novembre. Potere dell’informatizzazione!


Le certezze che aiutano a vincere un processo… Leggo le 7 pagine fitte fitte. Una sentenza articolata e complessa che prende in esame diversi orientamenti creatisi nel tempo, alcuni dei quali hanno fatto seri danni alle persone.  Sottolineo e commento con Sara Vergaro, attenta collega di studio che da anni si occupa di diritto del lavoro. Giungiamo alla fine del mostruoso lavoro di ricostruzione fatto di leggi, decreti, sentenze e commenti della Dottrina. Gli occhi bruciano ma arriviamo alla fine del provvedimento.

Con chiarezza è stato detto dal Supremo Organo (A SEZIONI UNITE !!!!) che per tutti quei crediti originati da atti di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via, giusto per intenderci: Inps contributi previdenziali, dell’Agenzia delle Entrate iva, irpef, addizionali regionali etc etc, dei Comuni sanzioni amministrative, imu, tarsu, la cui riscossione è stata avviata oltre il termine naturale di prescrizione della tipologia di credito, potranno essere impugnate e chiede la declaratoria di intervenuta prescrizione. Questo con la certezza che i giudici di merito dovranno rivedere le loro posizioni.

La vicenda era stata porta all’attenzione della Suprema Corte sulla base di un gravame promosso dall’Inps. La Sesta Sezione Civile, ravvisando un contrasto di giudicato interno al supremo organo, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite e così è stato statuito.

“la scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale secondo la L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che dal 1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 30, convertito dalla L. n. 122 del 2010)”;

2) “è di applicazione generale il principio secondo il quale la scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito ma non determina anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Tale principio, pertanto, si applica con riguardo a tutti gli atti – comunque denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonchè di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonchè delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Con la conseguenza che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo”.


Altre precisazioni importanti- Inoltre gli Ermellini in diverse sentenze hanno avuto modo di chiarire che le cartelle esattoriali basate su ruolo emesso dagli Enti (impositori) hanno natura di titoli esecutivi paragiudiziali”. Categoria che deve essere affiancata a quella dei titoli giudiziali – aventi l’attitudine a diventare, in caso di mancata opposizione o di opposizione proposta fuori termine, definitivi e incontrovertibili (vedi: Cass. 24 settembre 1991, n. 9944; Cass. 2 ottobre 1991, n. 10269; Cass. 26 ottobre 1991, n. 11421, in motivazione). Ebbene, detta tipologia di atto, non potrà mai essere paragonata ad una sentenza o ad un decreto ingiuntivo in quanto è privo di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato perchè è espressione del potere di auto-accertamento e di autotutela della P.A. Pertanto, l’inutile decorso del termine perentorio per proporre l’opposizione, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito (qualunque ne sia la fonte, di diritto pubblico o di diritto privato), con la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 c.c., ai fini della prescrizione (vedi, tra le tante: Cass. 25 maggio 2007, n. 12263; Cass. 16 novembre 2006, n. 24449; Cass. 26 maggio 2003, n. 8335).

Nuove opportunità per i clienti che hanno subito un torto…Ultimo passaggio interessante riscontrato dalla lettura della sentenza richiamata è il fatto che in ipotesi di riscossione di crediti Inps già riscossi scatta un divieto ex lege alla regolarizzazione dei contributi e quindi l’Inps dovrà addirittura restituire quanto incassato. Così dice la sentenza “Quindi, la L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, non ha fatto altro che ripristinare il tradizionale termine quinquennale, con decorrenza dal giorno 1 gennaio 1996. Tale ultima disposizione ha altresì reiterato, estendendone l’applicabilità a tutte le assicurazioni obbligatorie, il principio – di ordine pubblico e caratteristico di questo tipo di prescrizione – della “irrinunciabilità della prescrizione”, secondo cui “non è ammessa la possibilità di effettuare versamenti, a regolarizzazione di contributi arretrati, dopo che rispetto ai contributi stessi sia intervenuta la prescrizione” (già previsto dal R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 55, comma 2 cit.).

Quanto all’impossibilità di effettuare i versamenti dopo il decorso del termine prescrizionale, la nuova norma ha specificato che le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria sono soggette a prescrizione e “non possono essere versate” dopo il decorso del relativo termine. Pertanto, dopo lo spirare di tale termine, l’Ente di previdenza non solo non può procedere all’azione coattiva rivolta al recupero delle omissioni, ma è tenuto a restituire d’ufficio il pagamento del debito prescritto effettuato anche spontaneamente, in deroga alla disposizione contenuta nell’art. 2940 c.c., secondo cui: “Non è ammessa la ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto”.

Del resto, è jus receptum che, nella materia previdenziale, a differenza che in quella civile, il regime della prescrizione già maturata è sottratto, ai sensi dell’art. 3, comma 9, della n. 335, alla disponibilità delle parti, sicchè una volta esaurito il termine, la prescrizione ha efficacia estintiva – non già preclusiva – in quanto l’ente previdenziale creditore non può rinunziarvi.

Inizio così a scrivere la mia comparsa conclusionale forte di un principio innegabile e fiducioso del giudizio finale. La questione è posta su un ottimo binario. Avviso il cliente. E’ contento. Rifletto sulla possibilità di rottamazione. Ne varrà veramente la pena? Bisognerà valutare caso per caso.
Ore 20,30 … squilla il telefono … mia moglie mi ricorda che è venerdì sera ed è ora di chiudere … alla prossima!

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