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IL RISARCIMENTO DANNI AL TERZO TRASPORTATO NEI SINISTRI MORTALI

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Risarcimento danni al terzo trasportato nei sinistri mortali: cambiamenti!


leo

Leonardo Andriulo Avvocato

Prendendo spunto da una recente sentenza della Suprema Corte, la nr. 4147/19 della III sezione, per fare luce su cosa sia cambiato in tema di risarcimento danni al terzo trasportato nei sinistri mortali.

Il caso, molto delicato, porta inizialmente a degli scenari non tanto scontati visto che in appello era stato negato il risarcimento danni. Prima di questa sentenza si dava per certo il diritto al risarcimento al terzo trasportato. A prescindere, cioè, di “cosa avesse fatto” chi conduceva il veicolo al momento del sinistro.

Ma in caso di una totale assenza di responsabilità del conducente sul veicolo “vettore” Chi paga il risarcimento danni al terzo trasportato nei sinistri mortali?

Premetto che queste vertenze giudiziarie sono delicatissime da un punto di vista psicologico, come ben si può comprendere. Richiedono molto ascolto ed attenzione nei passaggi. Il più delle volte azione civile e penale si intersecano. NON SI DEVE LASCIARE NULLA AL CASO.

Con tutte le cautele e senza voler scivolare in questioni moralistiche, cercherò di spiegare (seppur sinteticamente) come stanno le cose.


SU COSA VERTEVA LA QUESTIONE?

Un conducente di un veicolo ed un terzo trasportato perdevano la vita a seguito delle ferite riportate a causa di un sinistro stradale.

IL QUESITO:

Ha diritto al risarcimento del danno il terzo trasportato da parte della compagnia di assicurazione del veicolo dove viaggiava in assenza di responsabilità del conducente di suddetto veicolo”?


COSA DICONO LE NORME?

Art. 141 codice delle assicurazioni

1. Salva l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato è risarcito dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro entro il massimale minimo di legge, fermo restando quanto previsto all’articolo 140, a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, fermo il diritto al risarcimento dell’eventuale maggior danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile, se il veicolo di quest’ultimo è coperto per un massimale superiore a quello minimo.

2. Per ottenere il risarcimento il terzo trasportato promuove nei confronti dell’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro la procedura di risarcimento prevista dall’articolo 148.

3. L’azione diretta avente ad oggetto il risarcimento è esercitata nei confronti dell’impresa di assicurazione del veicolo sul quale il danneggiato era a bordo al momento del sinistro nei termini di cui all’articolo 145. L’impresa di assicurazione del responsabile civile può intervenire nel giudizio e può estromettere l’impresa di assicurazione del veicolo, riconoscendo la responsabilità del proprio assicurato. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del capo IV.

4. L’impresa di assicurazione che ha effettuato il pagamento ha diritto di rivalsa nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile nei limiti ed alle condizioni previste dall’articolo 150.


COSA PREVEDE IL CODICE DELLE ASSICURAZIONI QUINDI, PER IL TERZO TRASPORTATO?

Continuando ad analizzare quanto previsto dall’art. 141 codice delle assicurazioni, il terzo trasportato, danneggiato a seguito del sinistro stradale, può agire direttamente nei confronti dell’impresa assicuratrice del veicolo.

SENZA L’ONERE DI “DIMOSTRARE L’EFFETTIVA DISTRIBUZIONE DELLA RESPONSABILITA’ DEI CONDUCENTI DEI VEICOLI COINVOLTI NELL’INCIDENTE”.

Eccezion fatta, dunque, per il caso fortuito, il codice agevola il terzo trasportato. Egli potrà, stando alla lettera dell’articolo richiamato, fare causa alla compagnia di assicurazione del veicolo che lo trasportava.


COSA HA STABILITO QUINDI LA CASSAZIONE?

La Suprema Corte ha cassato (rinviato) la decisione dei giudici di merito (d’appello); questi ultimi avevano confermato la condanna dell’assicurazione del vettore al risarcimento dei danni in favore dei trasportati nonostante la totale assenza di responsabilità nella determinazione del sinistro del conducente.


E’ QUESTA LA NOVITA’

I Supremi Giudici, invece, RITENGONO necessario, che per poter essere pagato dall’assicurazone del veicolo in cui viaggiava il terzo, è necessario accertare una seppur minima responsabilità del conducente.

Cambiando quindi orientamento “sullintoccabile diritto del trasportato di vedersi riconosciuto il risarcimento” ex art. 141 codice delle assicurazioni “a prescindere” dalla prova della responsabilità del sinistro. E’ stata la corretta interpretazione del contenuto del limite previsto all’ammissibilità di questa azione, dalla stessa norma individuato nel caso fortuito.

Per giurisprudenza il concetto giuridico di fortuito, contiene non solo il fatto naturale ma anche quello umano. Esso è rappresentato dalla condotta imprevedibile ed inevitabile del terzo che abbia inciso sulla verificazione del sinistro.

Ne consegue che, in assenza di un’espressa restrizione del concetto di fortuito alle sole ipotesi naturali da parte del Legislatore, non è legittimo escludere dal suo novero i fatti umani. In tal modo, si graverebbe l’assicuratore del vettore di una inammissibile responsabilità di tipo sostanzialmente oggettivo.

Inclusi i fatti umani fra i limiti che la stessa norma impone alla sua applicabilità. Ecco che anche la condotta imprevedibile ed inevitabile del terzo. E quindi del conducente antagonista, può costituire un’ipotesi fortuita per il vettore e rendere inapplicabile l’azione diretta ex art. 141 cod. ass..

Spiega la Cassazione che la regolazione della responsabilità dell’assicuratore del vettore mediante il criterio del caso fortuito genera due effetti, uno sostanziale e l’altro processuale:

1.- l’effetto sostanziale è, come si è visto, che la responsabilità dell’assicuratore del vettore non sussiste se causa del sinistro non è la condotta dell’assicurato, cioè il vettore;

2.- l’effetto processuale è che, non emergendo che il legislatore abbia derogato all’ordinario paradigma dell’onere probatorio del caso fortuito; l’attore/trasportato non ha alcun onere della prova a riguardo, perché sarebbe altrimenti gravato di una prova negativa – cioè di provare che non esiste il caso fortuito per dimostrare che esiste la responsabilità del convenuto -; è quindi il convenuto/assicuratore che ha l’onere probatorio della ricostruzione della vicenda sotto il profilo causale se intende eccepire che la sua origine eziologica sta nel caso fortuito.

Ne consegue – e in ciò si concretizza un evidente favor verso il trasportato – che il trasportato non è avvinto al paradigma probatorio dell’art. 2043 c.c.. E neppure a quello dell’art. 2054 c.c., comma 2. Non essendo tenuto a dimostrare le modalità in cui si è verificato il sinistro. Deve soltanto provare la sua esistenza e il proprio conseguente danno.

Sarà allora il convenuto, assicuratore del vettore, a dover dimostrare, per svincolarsi dall’obbligo ex adverso addotto come suo, che il caso fortuito è stata l’unica causa del sinistro.

Quindi, secondo la Suprema Corte l’inciso «a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti” non va inteso “come se fosse il nucleo dirimente dell’art 141, ma deve essere coordinato con la prima parte della norma, e dunque letto nel senso che,

se l’assicuratore del vettore non adempie all’onere impostogli dalla regola del caso fortuito di provare la totale derivazione dell’evento dannoso da questo, il processo non deve ulteriormente essere speso sul profilo della responsabilità, in quanto l’assicuratore del vettore è comunque tenuto a risarcire completamente il trasportato»

danno e tipologia di danno risarcibile

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ANP legal – Divisione Danni –
Guida su quali danni possono essere risarciti.


Il presente articolo si vuole porre come utile guida a quanti sono alle prese con il danno e tipologia di danno risarcibile. A quanti cioè si accingono ad affrontare, cause di risarcimento danni e necessitano di meglio comprendere cosa fare in questi casi.

La domanda che spesso viene posta dai clienti dello studio è :”Avvocato che danni possiamo chiedere al Giudice”?

Prima di poter rispondere a questa domanda siamo soliti verificare quelli che sono tutti gli elementi del caso. E’ importante valutare attentamente i comportamenti tenuti dalle parti e gli effetti dell’azione lesiva (manifestazione del danno).

Solo così, una volta che sono chiare le reali conseguenze derivanti dal danno subito, potremo individuare l’esistenza del danno e la tipologia di danno risarcibile.


Ma che cos’è giuridicamente un danno?

Giunti a questo punto è importante soffermarsi ancora un’attimo sulla definizione giuridica di danno. Sostanzialmente questa è la nozione fondamentale attorno alla quale ruota l’intero sistema della responsabilità civile.

Quindi cos’è danno? Senza voler troppo entrare nello specifico e richiamare le varie teorie sulla definizione di danno ci limitiamo a dire, per quel che qui interessa che

È danno, la conseguenza (diretta e/o indiretta) di un fatto illecito. Ciò determina la responsabilità civile di chi ha posto in essere tale azione (o anche omissione) e l’obbligo di risarcire.


Quando sorge il diritto al risarcimento?

Risulta pacifico che come conseguenza di ciò, ovvero dell’aver creato un danno ad altri, nasce il diritto al risarcimento in favore a chi ha subito il danno. Riassumendo possiamo sostenere che 

Il diritto al risarcimento dei danni si realizza, pertanto, ogni qual volta un comportamento illecito di un soggetto, produce un “danno” nella sfera altrui. 

Per fare degli esempi pratici si pensi ad un soggetto che riporta delle lesioni fisiche personali o disagi (psichici o morali) derivanti da una errata operazione chirurgica. In questo caso parliamo di danni quantificabili.

Infatti, a seguito delle valutazioni di un medico di parte, si potrà essere in grado di procedere per ottenere valutazione delle lesioni riportate. Tale valutazione avrà una tabella di riferimento che permetterà una quantificazione economica.

Da tutto ciò il cliente avrà diritto ad una compensazione economica sia per i danni materiali (spese sostenute), sia per i danni morali che per i danni fisici.


Quali sono gli elementi da provare i giudizio? 

La tipologia di casistica è molto vasta.  Per questo anche se si parla genericamente di risarcimento danni, ogni “caso” ha la sua storia.

1) comportameto illegittimo;

Uno degli elementi importantissimi, se non il primo elemento  per avere diritto al risarcimento dei danni e di cui abbiamo già accennato nel presente saggio è l’esistenza di un comportamento illecito. E’ illecito quel comportamento contrario alla legge.

2) nesso di causalità;

Oltre al comportamento illecito, vi è da provare è il c.d. “nesso di causalità.”Ovvero la relazione che lega in senso naturalistico un atto (o un fatto) e l’evento che vi discende. La radice latina “evenio” (eventum) indica, messa in relazione con “ago” (actum), la diversa prospettiva dinamica dalla quale si osserva un dato fenomeno.

3) quantificazione del danno;

Il danno deve essere “misurato”. Cioè a dire che la lesione del proprio diritto da parte di un tero, deve essere in qualche modo trasformato in valore economico. Sicchè in caso di accoglimento della domanda il giudice procederà a condannare colui che ha arrecato il danno a pagare in favore del danneggiato.


 DANNO E TIPOLOGIA DI DANNO RISARCIBILE

1) Il danno economico 

Può essere definito anche patrimoniale e riguarda i soldi, redditi o possedimenti.

L’avere avuto delle spese impreviste proprio a causa del danno che è stato procurato da altri, o magari non è stato possibile realizzare dei guadagni. Queste due categorie prendono il nome di:

  • danno emergente, in presenza di spese aggiuntive
  • lucro cessante, in mancanza di guadagni previsti

Se, ad esempio, a causa di un incidente d’auto si rimane con un braccio ingessato per oltre un mese, e si ha la possibilità di svolgere adeguatamente il proprio lavoro, sarà “facile” dimostrare di avere avuto dei danni economici, che comprendono:

  • i soldi necessari per riparare l’auto
  • il costo delle spese mediche
  • il mancato guadagno lavorativo 

2) Il danno biologico

Si riferisce alle conseguenze negative per la tua salute, derivanti dal fatto illecito subito, non importa se doloso o colposo. Se si è avuto quindi delle ripercussioni fisiche o pischiche, hai subito un danno biologico.

Ad esempio la perdita di un arto o della capacità di camminare.

In questo caso l’entità del danno viene calcolata attraverso alcune specifiche tabelle fornite dal Tribunale di Milano e di Roma.

3) Il danno morale

E’ la sofferenza psicologica e ed emotiva che deriva dall’avere subito un reato. Si deve trattare di un “patema d’animo” derivante esclusivamente dal fatto illecito che è avvenuto. Quindi tali sentimento non dovevano essere presenti prima di tale avvenimento.

4) Il danno esistenziale

Avviene quando c’è uno sconvolgimento nella vita quotidiana, come cicatrici sul corpo.

Ad esempio In seguito a un fatto illecito che ha provocato delle ustioni al volto, infatti, un individuo potrebbe non sentirsi più a suo agio nella società, e potrebbe modificare sensibilmente il suo modo di vivere e quindi anche la sua personalità. Il suo modo di relazionarsi con gli altri, infatti, subirebbe dei grossi mutamenti, e farebbe scelte di vita diverse rispetto a prima.

E’ importante sottolineare che il valore intrinseco di un danno non cambia in base alla regione geografica, al tenore di vita o al valore della moneta. Come già evidenziato, si tratta di un principio oggettivo, che non cambia in base ai luoghi. Ma in alcuni casi si può trasformare nel tempo, a causa dell’inflazione

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