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Taeg e interessi usurari

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Cos’è il TAEG e prestiti a tassi usurari.

avv. Leonardo Andriulo - esperto in questioni di diritto bancario

avvocato Leonardo Andriulo – esperto in materia di diritto bancario

Sempre più i nostri clienti chiedono chiarimenti ed informazioni su cosa sia il taeg e quali sono le ipotesi di tassi urusari. Infatti, le domande, simili tra loro che ci vengono poste sono: avvocato … “ma  non starò pagando troppi interessi”? Oppure, avvocato … ” ma il contratto che ho sottoscritto è affetto da usura bancaria”?

Detto tra noi nei prestiti personali al consumo o mutui, molte volte firmati senza preventiva analisi quasi alla cieca, purtroppo, alla lunga producono il forte sospetto che stia restituendo più del  dovuto. Poco o nulla, poi, in sede di stipula di informazioni sul taeg e tassi urusari.

Le sigle nei contratti bancari, effettivamente, non aiutano. E’ appunto il caso del tasso annuo effettivo globale, appunto, meglio conosciuto come TAEG. Non tutti sanno effettivamente quali sono gli effetti di detto tasso in ordine alla validità del contratto di prestito personale o mutuo sottoscritto.

AVVERTENZA

 Vista la complessità dell’argomento cercheremo sinteticamente di  focalizzare alcuni punti  commentando una sentenza emessa di recente. Anticipiamo che NON sarà possibile affrontare l’argomento in maniera totalmente satisfattiva per tutti i casi. Ogni prestito o mutuo ha le sue informazioni sul taeg e ipotesi di tassi urusari. Non abbiamo la ricetta pronta per tutti. Come al solito, comunque, rimaniamo a disposizione per ogni ed ulteriore chiarimento. Potete contattarci ai riferimenti sotto indicati.


Ma che cos’è il Tasso annuo effettivo globale – definizione di TAEG?

Per prima cosa bisogna chiarire una volta e per sempre in che cosa consiste questo acronimo TAEG, non da un punto di vista letterale, ma materiale. La misura del TAEG, acronimo come detto di tasso annuo effettivo globale, in una qualsiasi operazione bancaria è

“l’interesse promesso in pagamento dal mutuatario”

(ovvero da chi riceve i soldi)

Ricevendo una somma di danaro si pagherà un interesse. Il valore di questo interesse è indicato, appunto, dal TAEG. Suggeriamo che è buona norma quando si sottoscrive un contratto bancario  far cadere l’occhio non sulla rata, ma SULL’INTERESSE che si andrà a pagare, ovvero sul TAEG per cercare di capire se ci sono interessi usurari.


Ma cosa produce un TEAG non regolare ?

Come detto è una questione che assorbe con estrema e rinnovata frequenza gran parte dei contenuti del contenzioso bancario degli ultimi tempi. Sempre più frequenti sono, infatti, i casi giudiziari in cui viene si solleva l’usurarietà pattizia del costo complessivo. Questo costo è  quindi espresso in TAEG. Non a caso sul tema si è pronunciata altresì più volte la Cassazione, in particolare con riguardo ai rapporti di mutuo. 

GLI EFFETTI DEL TAEG SUL CONTRATTO?

“La misura del costo effettivo alla stipula, operata attraverso il calcolo del TAEG, sempre sulla base degli elementi di costo desumibili dal contratto, assurge dunque a fattore dirimente per decidere se un rapporto di mutuo, stipulato tra banca e cliente, debba ritenersi o meno “usurario” ex legge 108/96, anche ai fini della non debenza degli interessi ex secondo comma dell’art. 1815 cc.”

In altre parole, può capitare che, a secondo dei casi, il riscontro di errate applicazioni del TAEG produca la reale possibilità che

gli interessi ancora da pagarsi NON siano da pagare e/o quelli pagati in eccesso, POTREBBERO ESSERE detratti dalla sorte capitale residua. 


Usura bancaria sì o no: TAEG e principio della trasparenza bancaria. Analisi di un caso risolto!

Come detto in questo articolo volevamo analizzare una sentenza di sicuro interesse in materia di TAEG.

La problematica portata all’attenzione del giudice di Cassino, sentenza del 04 Marzo 2019, non riguarda a ben vedere, solo e semplicemente la verifica della c.d. “usura contrattuale” ma anche quella del rispetto delle norme in materia di trasparenza bancaria.

 Segnatamente con riguardo alle prescrizioni di cui all’art. 116 del D.lgs n.385/93 T.u.b. e della correlata sanzione di ricalcolo degli interessi.

L’interrogativo circa la verifica che è tenuto ad effettuare il CTU, figura dalle profonde conoscenze tecnico-contabili e di grande rilievo nell’alveo delle cause intentate dai risparmiatori alle proprie banche. Tutto ciò trova dunque la sua logica nell’attività di rideterminazione dell’esatto dare e avere tra la parti in tutti i casi in cui si renda necessaria l’indagine circa l’usurarietà dei tassi applicati nei contratti di mutuo.

Questi, stando alla sentenza in oggetto, è tenuto a imputare ogni pagamento a qualsiasi titolo effettuato, ad eccezione delle sole imposte e tasse, alle sole quote capitali.


Cosa ha disposto il Giudice?

 Il giudice di Cassino fa di più, e dichiara che, in caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà

“rideterminare ex novo il piano di ammortamento; applicando come tasso d’interesse quello sostitutivo previsto dalle Istruzioni sulla Trasparenza e dall’art.117 TUB in luogo di quello convenzionale”.

Conclusioni:

Da tutto quanto premesso, dedotto e considerato le conclusioni che si possono trarre sono le seguenti:

ai fini della verifica dell’usura nei contratti di mutuo è sufficiente tenere conto del costo complessivo promesso in pagamento nelle ipotesi di risoluzione anticipata e/o di estinzione anticipata. Nel caso in cui da tale indagine dovesse desumersi la presenza di usura, il contratto di mutuo, come da consolidata e radicata giurisprudenza di merito, deve intendersi a titolo gratuito.

Alla luce dell’importanza che assume eseguire calcoli minuziosi per tutelare al meglio i Suoi clienti  suggeriamo di utilizzare validi professionisti in possesso delle dovute conoscenze contabili e legali.

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CTU IN MATERIA BANCARIA – IL GIUDICE E’ TENUTO A DISPORLA

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L’argomento del seguente post prende le mosse da un recente provvedimento della Corte di Cassazione, di particolare interesse in materia di Diritto Bancario. Gli Ermellini hanno ribadito un principio fondamentale circa l’obbligatorietà della ctu tecnica in caso di contenzioso con la banca.

I Giudici del palazzaccio, infatti, sono tornati con l’ordinanza n. 3717 dell’ 08 Febbraio 2019, ancora una volta a pronunciarsi “sull’obbligo, gravante sui giudici di merito, di disporre consulenza tecnica di ufficio  quando i fatti da accertare necessitano di specifiche conoscenze tecniche. 

 Questo breve articolo vuole essere un breve cenno su quelli che sono i diritti del correntista (o del risparmiatore) in sede processuale in tutti quei processi che vedono la trattazione di questioni in materia, in particolare di anatocismo e/o usura bancaria o comunque in tutte quelle controversie aventi come controparte un istituto di credito.


Obbligatorio il CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio).

Quanto oggetto di trattazione non è nuovo al panorama giurisprudenziale nazionale. Il giudice già in molti settori non è di per sé in grado di valutare da solo l’an (cioè se una cosa è dovuta) ed il quantum (cioè in che misura quella cosa è dovuta). Nel settore bancario, questa comprensibile difficoltà si rende ancora più gravosa, per via della natura strettamente tecnica della materia bancaria.

Questa rende più complesso l’accertamento dei fatti da parte del giudicante. Di conseguenza quest’ultimo, quando correntisti e risparmiatori, portano alla sua attenzione abusi subiti dalle loro banche, è tenuto a considerare la CTU come un indispensabile supporto probatorio, irrinunciabile in sede giudiziale. 

 Il principio di cui discutiamo come detto non è certo nuovo, ma poggia piuttosto su un corollario di altre sentenze della Cassazione. In particolare Cass. n. 2761/2015; Cass. n. 6155/2009; Cass. S.U. n. 30175/2011 che avevano già ampiamente suffragato il valore della CTU nell’ambito delle cause che vertono in materia di diritto bancario.

Ma c’è di più: non solo la CTU deve essere disposta senza riserve, ma è da intendere oltretutto come indispensabile supporto probatorio anche nei casi in cui la parte, per qualsiasi ragione oggettiva o soggettiva, non abbia adempiuto in pieno al proprio onere probatorio

 In conclusione, all’ordinanza della Corte di Cassazione n. 3717 del 2019 il merito di aver rivendicato il reale valore della CTU, la quale, almeno nell’ambito delle vertenze sollevate in vista di un potenziale illecito bancario, non ha natura meramente esplorativa, ma probatoria.


Se il Giudice NON AMMETTE la CTU.

Il giudice che rigetta la richiesta C.T.U. disattende l’indirizzo della Suprema Corte con la conseguenza che la sua decisione è di per sé impugnabile per motivazione apparente.

Giova precisare però che l’acclarata natura probatoria della CTU nelle vertenze bancarie non solleva naturalmente il correntista dal suo onere, che è quello di provare i fatti di causa che lo hanno condotto ad adire le vie legali.

 È chiaro che alla base delle sue rimostranze lo stesso debba comprovare l’avvenuta apertura di conto corrente o i danni subiti. Il Giudice, stante le sue competenze magistrali ma non strettamente contabili/bancarie, non può e non deve omettere il supporto in giudizio di un intervento esperto (contabili ed esperti in diritto bancario). Per questo motivo è importante, anzi, obbligatoria la ctu tecnica in caso di contenzioso con la banca

 In ultima analisi, la CTU in materia Bancaria non solleva il correntista dall’onere probatorio nell’azione di accertamento; ma funge da irrinunciabile ed insindacabile strumento di supporto. Uno strumento questo che il giudice non può e non deve neutralizzare.

 Ancora una volta questa sentenza avvalora il diritto da parte dei consumatori/clienti di ricevere dai propri istituti di credito copia integrale del contratto; delle condizioni generali, delle polizze assicurative e della documentazione contabile.
Un diritto tutelato ex lege e previsto dall’art. 119 del testo unico bancario inviolabile, da tutelare con tutti gli strumenti possibili.

Scarica la sentenza

Fonti usate :

Illeciti Scudi Bancari S.p.a. – Banche dati Giuffrè


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